Il pessimo spettacolo dell’ultimo Consiglio regionale

Se non fosse per il fatto di aver assistito in diretta agli eventi dell’altro giorno in Consiglio regionale, riterrei di aver vissuto una fiction televisiva. Non è stato così e uno dei momenti più belli per un’Assemblea legislativa, quello dell’elezione dei suoi organi di garanzia, il Presidente del Consiglio regionale e il vice Presidente, ha creato invece  uno degli spettacoli più indecorosi di questa Legislatura in seno al Consiglio regionale.

Tre candidati di uno stesso partito, di maggioranza, lanciati allo sbaraglio alla ricerca di una carica che dovrebbe essere quella di garanzia a tutela dell’intera Assemblea ed invece parevano il frutto di segreti cenacoli da prima Repubblica. Si è celebrato così un teatrino sulla scacchiera dell’Autonomia senz’anima e senza onore,  una partita a scacchi che con la politica nulla centra. La politica è altro, non è muovere pedine sulla testa di una popolazione vittima di giochi di palazzo. Semplici sergenti nelle vesti di generali hanno condotto  una disfida in barba a parole date, ad abusi di ruolo, a confusione istituzionale.

Il dato che voglio evidenziare riguarda proprio l’idea di  Politica, sì, quella dalla “P” maiuscola, che rifugge dalle minacce, onora gli impegni, rispetta il singolo, tutela la minoranza, ascolta il pensiero altrui valorizzando quello migliore e non vedendone un rischio di offuscamento del proprio. La politica è anche disciplina, è ordine, è la capacità di offrire cittadinanza  alle diversità, alle alterità che albergano tra le diverse visioni di società.

Ben lungi, sia chiaro, dal richiamo al passatismo in cui tutto deve essere migliore in quanto già trascorso, e lontano da  visioni nostalgiche che riportano ai colori sbiaditi delle fotografie in bianco e nero dei grandi della storia della nostra Terra. Ma mi si consenta però un semplice richiamo alla normalità, a questa almeno sì. Normalità significa ridare centralità al ruolo di partito che organizza i suoi rappresentanti, li manda preparati ai lavori di Aula, ne fa rispettare gli impegni scritti, lima in tempo gli eventuali elementi di criticità.

Può un Presidente della Giunta regionale non essere nelle condizioni di governare il proprio gruppo consiliare di appartenenza al punto che quattro elementi su otto degli stessi decidono in maniera disomogenea? Può nel giorno del battesimo politico di legislatura regionale offrire di sé a Bolzano la rappresentanza politica trentina, almeno una parte, la solita immagine rissosa ed includente, lesiva della dignità del massimo organo legislativo regionale? Possiamo legittimamente chiederci se la mancata selezione di classe dirigente politica che oggi trova cittadinanza tra i banchi del Consiglio possa essere soddisfatta da improbabili ricerche di personale nel mondo della transumanza partitica o del semplice arrivismo politico? Può il reclutamento occasionale di personale politico impreparato rappresentare la nuova avanguardia dell’Autonomia della nostra Terra?

E’ la identità forte del rappresentante politico che deve connotare il proprio profilo, al di là degli schieramenti, e contro ogni facile scorciatoia; é la preparazione di un personale con alta capacità di discernimento e valutazione all’interno di un contesto di rispetto delle istituzioni il punto di partenza per quel Rinascimento dell’Autonomia indispensabile alle sfide prossime, e che presuppone un immediato cambio di approccio nello stile come nei contenuti.

cons. Claudio Cia

La lettera sul quotidiano “l’Adige” del 2 giugno 2016:

Regione, l'Autonomia messa alla berlina

Esito dell'iniziativa

 

Lettera inviata il 31 maggio 2016. Pubblicata sul quotidiano “l’Adige” del 2 giugno.

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