Trento, città del quarto mondo

Da nord a sud quotidianamente si materializzano segni di povertà e degrado che gradualmente trasformano la città di Trento in un ritratto di miseria spesso nascosta agli occhi di chi non vuol vedere.

A Trento sud in via Degasperi (Circoscrizione Oltrefersina) tra la ferrovia e il muro perimetrale della caserma, ho visto e sono testimone di una situazione disperata: ci sono esseri umani che convivono con cumuli di immondizia ed escrementi umani in un baraccamento di cartoni, coperte e nylon nascosti da una fitta vegetazione. Durante il giorno girano la città per racimolare qualche euro e alla sera “rincasano” accolti dalla desolazione che li circonda. Nelle loro “camere” di cartone e stracci piove e nelle notti più fredde si riscaldano con improvvisate stufe alimentate dai rifiuti, col rischio che tutta la zona, ormai discarica a cielo aperto, si trasformi in cenere assieme alle vite e alle storie di queste persone. Non sono arrabbiati con il mondo, ma piuttosto rassegnati all’idea che la loro vita valga meno di altre e che vivere in queste condizioni sia una conseguenza logica.

La città che li ospita e che tollera tutto ciò è la stessa nella quale s’investono milioni e milioni di euro per un nuovo quartiere di lusso e un nuovo museo nell’area ex Michelin, per un festival dell’economia e per un film festival della montagna, per un nuovo ospedale e un nuovo istituto di fisica e tecnologie per la protonterapia, ecc. Puntiamo a curare le malattie più rare, ma non siamo in grado di garantire dignità ad un essere umano.

É una realtà che ci sta abituando a piccole dosi giornaliere di degrado, un degrado “omeopatico”, forse per abituarci ad una situazione di degrado costante.

Quello che non si vuole dire è che Trento è una città del quarto mondo, perché se terzo mondo sono considerati i Paesi in via di sviluppo, qui lo sviluppo è già stato raggiunto, ma rapido come è arrivato sembra già che se ne stia andando. In un mare di apparente benessere (economico), la società della quale facciamo parte tutti noi dimentica ormai sempre più persone lungo la sua folle corsa. Questa non è la città che emerge dai bei discorsi del nostro Sindaco. Quella che vedo io è una città diversa, ma non perché voglia rovinare i sogni di qualcuno, o sia ansioso di trovare queste situazioni di degrado…è che ho scelto di vederle.

Dobbiamo tutti fare un esame di coscienza, istituzioni per prime, perché permettiamo oggi che si arrivi a situazioni del genere. In più occasioni il Sindaco ha dichiarato che “Trento è una città aperta e tollerante”, ma questo non è sufficiente ed è dannoso per tutti se l’accoglienza non è accompagnata dalla responsabilità e dal buon senso.

Premesso quanto sopra si chiede al signor Sindaco:

  • se è a conoscenza della presenza di queste persone che vivono in uno stato che pone interrogativi anche di carattere igienico sanitario;
  • se questa amministrazione ha un’idea di come affrontare e prevenire queste situazioni di povertà e degrado che rendono l’uomo irriconoscibile.

1 Commento

  1. La loro situazione è veramente triste, ma c’è da dire che il trentino è sempre stato molto “presente” con moltissimi immigrati.
    Il problema è che se loro volessero, con 1€ potrebbero mangiare e dormire nel centro di accoglienza che c’è in via travai all’altezza di vicolo al nuoto.
    Il problema non è il trentino, bensì la situazione economica dei paesi balcanici… Invece di spendere così tanti soldi per la costruzione di nuove case di accoglienza si usassero gli stessi soldi per finanziare manovre economiche per i loro governi o per aprire piccole cooperative sociali forse anche loro si sentirebbero più a “casa” nel loro paese natale…

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.