Prosegue la campagna di delegittimazione dell’ospedale Santa Chiara

Prosegue la campagna di delegittimazione istituzionalizzata dell’Ospedale S. Chiara avviata da Lorenzo Dellai quando era ancora sindaco di Trento. Un ospedale – fino a qualche anno fa dotato di circa 900 posti letto – spacciato come “fatiscente, troppo piccolo, impossibile da riorganizzare”, mentre negli anni ha continuato a garantire il suo servizio e per rimodernarlo sono stati spesi oltre 70 milioni di euro. Lo si vuole abbandonare, per costruirne uno con circa 600 posti letto nonostante la popolazione residente in Provincia di Trento dal 2001 al 2014 sia aumentata di oltre 60 mila unità e in particolare quella dai 65 anni in su abbia visto un incremento di oltre 24 mila unità.

Ora ad unirsi al coro dei detrattori del S. Chiara ci si è messo anche il nuovo direttore generale dott. Paolo Bordon che, ricalcando le orme del suo predecessore e dell’assessore Zeni, non disdegna di far propria la diceria che l’ammodernamento del sistema ospedaliero non possa che avvenire attraverso la realizzazione, a Trento, di un nuovo ospedale a valenza provinciale, con inevitabile e conseguente declassamento anche dell’Ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto.

Parrebbe di capire che tutte le criticità del sistema sanitario siano riconducibili all’ “obsolescenza dell’ospedale Santa Chiara” e non all’eccesso di carico del lavoro che vede medici, infermieri, OSS e ausiliari garantire qualità e quantità dei servizi a fronte della carenza di figure professionali che, se per certe specificità mediche è condizionata dalla assenza di professionisti, è anche vero che per altre è volutamente pianificata. Nel suo complesso da qualche anno i medici ospedalieri si accollano oltre 300 mila ore di straordinario che per 2/3 non vengono retribuite; per la copertura dei turni, infermiere e OSS sono insufficienti, ne servirebbero molti di più (circa 300) che, in parte, vengono reperiti depotenziando gli ospedali periferici.

Se le liste di attesa per le prestazione sanitarie sono chilometriche, se è diminuito il gradimento nei confronti della sanità trentina tanto da portare molti Trentini a rivolgersi a strutture ospedaliere extra provinciali, non sono dovute agli obsoleti muri del S. Chiara ma ai tagli imposti al comparto sanità con i quali evidentemente si vogliono recuperare risorse per il nuovo ospedale trentino.

Invito il Direttore generale a non dedicare il suo tempo a promuovere attività immobiliari ma piuttosto ad occuparsi delle pesanti difficoltà vissute quotidianamente da questi professionisti anziché cimentarsi a fare da grancassa al governo provinciale che, capisco, gli garantisce il lauto stipendio.

Claudio Cia

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 9 giugno 2016:

Ma il Santa Chiara non è da rottamare

Esito dell'iniziativa

 

Comunicato inviato ai media locali l’8 giugno 2016.

 

 

L’articolo su “La Voce del Trentino”: Claudio Cia, il Santa Chiara non è da rottamare

 

 

In allegato a fondo pagina l’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 9 giugno 2016

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