Protonterapia, una struttura in passivo e la commedia dell’inserimento nei LEA

La vicenda del centro di protonterapia per la cura dei tumori comincia, almeno formalmente, nel 2004, quando il Consiglio provinciale approvò all’unanimità l’istituzione dell’Agenzia per la protonterapia (ATreP). L’euforia iniziale è man mano diminuita a causa degli enormi costi dell’opera, 104 milioni il costo finale, e di gestione dello stesso, pari a 13,50 milioni all’anno per almeno 15 anni. Nel dicembre 2013 la gestione del centro è passata da ATreP all’Azienda sanitaria. Fin da subito si è sviluppato un acceso battibecco, peraltro dimostratosi immotivato, circa i tempi di attivazione del centro, alla fine entrato effettivamente in funzione solo a fine 2014, ma decisamente sottotono. Pensare che nel novembre 2012 Lorenzo Dellai, padre politico del progetto, dichiarava che il centro sarebbe entrato in funzione “nel secondo semestre 2013”. I numeri parlano più delle polemiche e a dicembre 2015 il numero di pazienti trattati risultava pari a 67, dei quali 58 completati.

I 104 milioni spesi nella realizzazione del Centro non saranno ammortizzati, mentre i costi di gestione e di manutenzione (stimati in media a circa 500 mila euro al mese) avrebbero dovuto iniziare ad esserlo a partire dal 2016, con l’entrata a regime del centro. Per raggiungere un equilibrio fra entrate ed uscite è infatti stimato sia necessario curare circa 700 pazienti all’anno, con un costo medio di 20-22 mila euro per trattamento.

E’ qui che si innesta il problema posto dall’inserimento nei LEA (livelli essenziali di assistenza) delle prestazioni fornite dal centro di protonterapia. Il mancato inserimento nelle prestazioni garantite dal sistema sanitario nazionale significa infatti che tutto è a carico della Provincia. Una situazione poco edificante, che si somma al sottoutilizzo della struttura.

Era il dicembre 2013 quando il direttore generale dell’Azienda sanitaria dichiarava che “entro il 22 aprile [2014] avremo i nomi dei primi pazienti e il centro sarà integrato nel sistema sanitario nazionale servendo pazienti provenienti da tutta l’Italia”. Successivamente si apprenderà che solo con nota datata 22 maggio 2014, l’allora assessore Borgonovo Re e il Presidente Rossi hanno sottoposto la questione dell’inserimento nei LEA all’attenzione del Ministro Lorenzin. Un’inerzia clamorosa a fronte delle risorse investite dalla Provincia per tale progetto.

Arriva anche febbraio 2015, con la Giunta provinciale che in seguito ad un incontro con il Ministro esulta per l’ormai imminente inserimento nei LEA delle prestazioni fornite dal centro di protonterapia. L’allora assessore Borgonovo Re comunicava che entro alcuni mesi sarebbe stato approvato il necessario decreto ministeriale, mentre il direttore generale Flor affermava: “Questa notizia è motivo di grande soddisfazione. È il prodotto del lavoro svolto in sintonia con l’assessorato negli ultimi sei mesi”, confermando quindi l’interessamento tardivo della Provincia solo a partire dalla metà del 2014. Anche il presidente della Provincia Ugo Rossi si unisce al coro di giubilo: “Il centro è operativo ormai da alcuni mesi e siamo lieti di metterlo a disposizione delle regioni perché è una realtà di eccellenza le cui prestazioni sono ora riconosciute fra i livelli essenziali di assistenza. Nel frattempo l’assessore alla Sanità viene silurato e ad ottobre 2015 il suo successore Luca Zeni segnala che “Roma non ha ancora inserito il trattamento nei livelli essenziali di assistenza”. Anche il Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria si dilegua.

Arriva il 17 gennaio 2016, con Lorenzo Dellai che commenta a mezzo stampa la soddisfazione per un presunto inserimento nei LEA: «Alla fine era chiaro che la protonterapia sarebbe entrata nel lea». Nonostante i tempi verbali utilizzati, ad oggi, marzo 2016, l’inserimento nei LEA delle prestazioni sanitarie erogate dal centro di protonterapia sembra ancora lontano, con l’assessore Zeni che annuncia una sua “missione” a Roma presso il Ministero della Sanità ma non solo, da dichiarazioni fresche di stampa apprendiamo di un’ulteriore complicazione della vicenda: sembra infatti che le cure offerte dalla protonterapia possano essere autorizzate per casi molto limitati di tumori molto rari, impostazione che se confermata lascerebbe fuori proprio i pazienti pediatrici.

Ma oltre alle parole valgono di più i numeri, infatti anche la Corte dei Conti ha riservato molteplici attenzioni all’argomento nella sua delibera del 26 novembre 2015 relativa alla “Gestione finanziaria dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari della Provincia autonoma di Trento” segnalando come i costi per l’assistenza specialistica siano cresciuti del 6,9% nell’ultimo triennio in larga parte a causa dell’avvio del Centro per la protonterapia.

L’A.P.S.S. ha fornito una simulazione del conto economico del Centro, dalla quale emerge che la gestione 2014 ha avuto costi diretti pari a 11,40 milioni di euro coperti parzialmente dal finanziamento disposto della Provincia autonoma di Trento e non ha acquisito alcuna entrata propria per erogazione di prestazioni sanitarie o di altro genere. Il tutto risultante in una differenza passiva tra il valore ed i costi della produzione che ammontano a 2,10 milioni di euro. Da sottolineare che i costi più considerevoli riguardano il canone di noleggio pagato alla società che ha fornito ed installato il sistema di Protonterapia (7,70 milioni di euro), il personale assegnato (1,92 milioni di euro) e il consumo di energia elettrica e la forza motrice (1,19 milioni di euro).

I risconti passivi dell’APSS, pari a 30,40 milioni di euro, sono triplicati rispetto al 2013. L’aumento è dovuto principalmente alla registrazione dei 18,6 milioni di euro del canone anticipato per il funzionamento del Centro di Protonterapia per le annualità 2015 e 2016.

La Corte dei Conti ha inoltre confermato che ad oggi opera una sola convenzione con la Regione Veneto per l’invio di pazienti in carico al Servizio sanitario di quella Regione.

Il centro di protonterapia rappresenta senza dubbio il modello di come un’opera pubblica non vada realizzata (cit. “l’Adige”): prima si è costruita, in corsa si è pensato a come gestirla e si ora si incolpa Roma per il mancato inserimento nei LEA.

Premesso quanto sopra, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

1. quali sono le specifiche patologie curate dal centro di protonterapia per le quali è in corso l’iter di inserimento nei LEA;
2. se dopo febbraio 2015 sono intercorse nuove comunicazioni ufficiali con il Ministero della Salute;
3. a che punto è arrivato l’iter per l’inserimento nei LEA delle prestazioni erogate dal centro di protonterapia, dato per raggiunto oltre un anno fa?
4. quali sono le azioni di promozione della struttura attualmente in corso fuori provincia?
5. quali sono i protocolli ed accordi al momento sottoscritti con altre province e regioni per la cura di pazienti da fuori Provincia con rimborso delle cure effettuate e quanto ammontano le entrate derivanti dalle convenzioni stipulate;
6. se può riportare l’autorizzazione del 3 agosto 2012 che riporta i termini contrattuali, le caratteristiche della sorgente di radiazioni e le rispettive prescrizioni;
7. se l’apparecchiatura medicale ha subito nel corso degli anni 2014-2015 qualunque tipo di modifica.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

 

 

Per approfondire allego anche alcuni articoli con la presa di posizione di Renzo Leonardi, ex R.U.P. del appalto ed ex direttore di ATreP:

Protonterapia, le autorizzazioni ci sono, basta saperle leggere

Protonterapia ancora al centro del dibattito politico (dicembre 2013)

 

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione depositata il 15 marzo 2016. In attesa di risposta.

 

 

 

La relazione della Corte dei Conti sulla gestione dell’Azienda Sanitaria:

Delibera 2015 – Corte dei Conti su bilancio APSS

 

 

 

 

L’articolo su “La Voce del Trentino”: Protonterapia, una struttura in passivo: a che punto siamo con l’inserimento nei lea?

 

 

 

 

Per approfondire allego anche alcuni articoli con la presa di posizione di Renzo Leonardi, ex R.U.P. del appalto ed ex direttore di ATreP:

 

Protonterapia, le autorizzazioni ci sono, basta saperle leggere

 

Protonterapia ancora al centro del dibattito politico (dicembre 2013)

 

 

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