Quali controlli al Brennero per contrastare il pericolo del terrorismo di matrice islamica

Bruxelles, 22 marzo. Mancano pochi minuti alle 8. C’è chi passeggia, chi parte, chi va a scuola, chi al lavoro. All’improvviso il boato: grida, morti, paura. Un kamikaze si fa esplodere al check-in dell’aeroporto. Passa un’ora e una seconda bomba esplode nella metropolitana, all’interno di un vagone del convoglio diretto alla stazione Schumann dove hanno sede le istituzioni comunitarie.

La mano è sempre la stessa: terrorismo di matrice islamica. Le scene sono prive di senso e orrende, il paragone corre agli anni bui delle Brigate Rosse e dei Nuclei Armati Proletari. Negli obitori corpi dilaniati senza nome ricomposti a brandelli, mutilati, bruciati. Sangue ovunque: è una guerra, la folle guerra di chi agisce con odio diabolico, servendosi di una religione, nella smania di poter annientare ogni traccia di cultura occidentale, storia passata, bellezza presente e futura. Il bilancio è tragico: oltre trenta i morti, oltre duecentodieci i feriti.

L’allerta è massima anche in Italia. I servizi segreti in una relazione riservata, di cui il Copasir è stato messo a conoscenza, confermano che gli arresti effettuati negli ultimi mesi hanno dimostrato l’esistenza di «cellule strutturate» che potrebbero entrare in azione. E tra gli obiettivi – oltre ad alcuni luoghi simbolo di Roma, Milano e delle città d’arte – c’è la rete dell’Alta Velocità. Senza ricorrere a giri di parole, abbiamo le serpi in casa. E gli ennesimi attentati di ieri sono solo le prove per spettacoli più cruenti che potrebbero aver luogo in più luoghi d’Europa, simultaneamente.

Come abbiamo avuto modo di apprendere dalla stampa locale nel novembre dello scorso anno, nemmeno il nostro territorio è esente dalla presenza di fondamentalisti islamici. Rammento i recenti fatti di Merano e Bolzano: un blitz dei Reparti Operativi Speciali dei Carabinieri nell’ambito di un’indagine internazionale dell’antiterrorismo che porta all’arresto di 7 estremisti in procinto di pianificare attentati. Il pericolo dunque è più che mai concreto anche in Trentino-Alto Adige.

Tra catene umane al Brennero capeggiate da esponenti dei partiti di maggioranza e ideologia buonista imperante, il flusso migratorio di soggetti spesso non identificati prosegue indisturbato.

Premesso quanto sopra, si interroga il Presidente della Regione per sapere:

  1. quali procedure e quali misure di sicurezza vengono adottate al Brennero dalle forze di polizia per monitorare i soggetti provenienti dai paesi extraeuropei, in che percentuale vi si registrano immigrati e in che percentuale vi si registrano rifugiati;
  2. quanti controlli su stranieri (domiciliati e non) – che abbiano portato a ipotesi di estremismo – sono stati effettuati in Regione dall’inizio dal 2015 ad oggi, quante perquisizioni in appartamenti, quanti ordini di allontanamento sono stati eseguiti e quanti ordini di espulsione;
  3. quanti sono i sospettati di radicalismo islamico, quante indagini risultano essere aperte a loro carico negli ultimi cinque anni, quali misure di polizia si prevedono di adottare, quali misure sono già state adottate, e quali sono le prossime scelte che la Regione intende avviare nell’ambito della gestione del flusso migratorio e conseguente rischio di radicalismo islamico;
  4. quanti sono i luoghi di culto ufficiali o non ufficiali riconducibili al culto islamico presenti sul territorio regionale;
  5. quante sono le associazioni islamiche presenti sul territorio regionale e se a queste sono stati erogati contributi, e in caso affermativo, quali e quanti nel dettaglio negli ultimi 10 anni.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione regionale n.170/XV presentata il 29 marzo 2016.

 

 

Risposta ricevuta il 10 giugno 2016: risposta interrogazione regionale – estremismo islamico

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