Riforma costituzionale. Pd trentino: competenze tornino allo Stato, che è più efficiente

Leggo sul “Trentino” l’intervento di Elisa Filippi, membro della direzione nazionale del Partito Democratico, che espone un punto di vista interessante, soprattutto per capire qual è la posizione del PD (e dell’intero centrosinistra autonomista?) rispetto alla prossima legge costituzionale che dovrà riformare le regioni a statuto speciale, nella sciagurata ipotesi che al referendum d’autunno vincano i sì.

Opinione interessante quella della Filippi, perché permette ai trentini di capire quale potrebbe essere l’effetto dell’approvazione del referendum costituzionale per la nostra Autonomia, e quindi per il futuro del Trentino Alto Adige.

A tal proposito è utile citare un paio di affermazioni fatte dalla Filippi nell’articolo pubblicato ieri:

  1. E’ giusto che competenze importanti come energia e turismo passino allo Stato, dice la Filippi, che precisa: “trovo difficile immaginare che possano essere gestite da un livello che non sia almeno nazionale” (forse che la Filippi vedrebbe di buon occhio una cessione di sovranità a favore dell’Europa?).
  2. E ancora, dice la Filippi: che “la maggior parte delle competenze concorrenti torni allo Stato sono convinta sia un bene per aumentare l’impatto in termini di efficienza di quelle stesse politiche”.

In sintesi, la Filippi ritiene che sia opportuno togliere competenze alle regioni ordinarie per assegnarle allo Stato, abbracciando la visione neo-centralista renziana che vede lo Stato maggiormente capace di gestire le politiche oggi in capo alle regioni.

Ma quali sono le competenze che la riforma Renzi-Boschi trasferisce dalle Regioni allo Stato e che, a parere della Filippi, meglio sarebbero gestite attraverso la proverbiale “efficacia” dei ministeri romani? Vediamone alcune: energia, turismo, tutela della salute, politiche sociali e sicurezza alimentare, istruzione, ricerca scientifica e tecnologica, previdenza complementare e integrativa, tutela e sicurezza del lavoro, ordinamento sportivo, governo del territorio, protezione civile… Fermiamoci qui, ma si potrebbe continuare.

Non sfugge certo alla Filippi, che le competenze citate sono attribuite anche alle nostre Province autonome, vuoi direttamente dal nostro Statuto speciale di autonomia, vuoi in ragione dell’art. 10 della riforma costituzionale del 2001. Quindi, il pensiero dell’esponente trentina della Direzione nazionale del PD (come ama evidenziare nel suo blog) è che tali competenze debbano “tornare” in capo allo Stato; ma allora sorge spontanea la domanda: la Filippi pensa che tali competenze debbano essere tolte soltanto alle regioni ordinarie o anche a quelle speciali come la nostra?

La domanda è importante perché se si volesse toglierle soltanto alle regioni ordinarie conservandole però in capo alle speciali, si delineerebbe una singolare, diciamo così, idea di “regionalismo differenziato”, della serie alle autonomie speciali tutto e alle regioni ordinarie niente… posizione difficilmente condivisibile dai connazionali che risiedono nelle regioni ordinarie e rischiosa perché rende a dir poco sgradevole la posizione delle autonomie speciali, che di questi tempi non sono viste con particolare simpatia.

Diversamente, e forse è questo il reale pensiero della Filippi, l’idea è quella di togliere le competenze a tutte le regioni, anche a quelle a statuto speciale (e quindi alle Province autonome), beninteso, al fine di restituirle allo Stato che, come dice la Filippi, saprà “aumentare l’impatto in termini di efficacia di queste stesse politiche”… evidentemente la Direzione nazionale del PD ritiene che non siano state gestite “efficacemente” dalla Provincia autonoma di Trento (che il PD governa da decenni!).

Ecco, ora sono chiare le intenzioni del PD. Non tanto quelle del PD nazionale, lì era tutto chiaro già dalla dichiarazione d’amore della Boschi che affermava che le autonomie speciali sono anacronistiche e vanno superate (?). No, intendo le intenzioni del PD trentino, secondo il quale il futuro della Repubblica è nel centralismo romano, naturalmente governato dal leader maximo fiorentino.

Sorgono allora molti interrogativi: è con questa visione del futuro che il Pd trentino si appresta a partecipare alla Consulta per la stesura del terzo statuto di autonomia? L’obiettivo del PD e del centrosinistra trentino è quello di togliere competenze alle Province autonome per trasferirle allo Stato? Sono questi i presupposti per l’intesa con i cugini sudtirolesi della Convenzione per l’autonomia? E’ così che il PD intende “valorizzare” il ruolo della Regione?

Comunque la si veda, l’intervento della signora Filippi ha quantomeno prodotto una conseguenza positiva: ora i cittadini trentini possono decidere con maggior serenità come votare al referendum. Chi crede nel centralismo statale e preferisce la “proverbiale” efficienza dei ministeri romani a quella delle regioni (compresa la nostra) potrà seguire le indicazioni fornite dal Pd. Al contrario, chi crede che il regionalismo italiano sia un valore (art. 5 costituzione) e che la strada giusta per risolvere i problemi del Paese sia la crescita di tutte le Regioni, sia quelle ordinarie che quelle speciali, hanno una ragione in più per votare “no” al referendum.

cons. Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Comunicato in risposta all’articolo di Elisa Filippi sul quotidiano “Trentino” del 30 agosto 2016: non ancora pubblicato.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.