Affrontare l’emergenza: ripensare il ruolo del Pronto Soccorso e del Medico di famiglia

Il fatto che, come ben ha ricordato la collega, ci siano tanti anziani che vanno in pronto soccorso, beh, è ovvio: l’anziano è più esposto a avere bisogni sanitari per via dell’età e di tutte le patologie annesse. Guardate, se tanti anziani si rivolgono al pronto soccorso, è perché in passato si è introdotto, secondo me – anche se è una mia idea – un errore: il medico di famiglia, il medico di medicina generale, vi si accede solo su appuntamento. Ora, posso avere un appuntamento con uno specialista per valutare, non so, la pelle, posso andare dall’ortopedico per un dolore a una gamba, eccetera, eccetera… ma molte persone che magari hanno problemi di notte, o la sera prima o la mattina, a un certo punto ragionano: non posso andare dal medico perché devo prendere un appuntamento, e allora dove vado? Vado in pronto soccorso. E ovviamente il pronto soccorso è già sovraccarico di lavoro di per sé. E meritano un plauso, almeno per lo sforzo, perché anche lì, veramente sembra di essere in guerra. Io stesso sono andato qualche volta, ma la loro efficienza è qualcosa di impressionante.

Dunque, come giustamente accennava prima l’assessore Tonina, dobbiamo veramente intervenire su più fronti. Non possiamo pensare solo ad aumentare il personale, se disponibile. Non possiamo pensare solo ad aggiungere più posti a sedere, più comfort. Il problema è veramente molto serio e vorrei citare un dato che ho: non recente, ma significativo per capire quanti codici bianchi e verdi affollano il pronto soccorso, contribuendo al sovraffollamento. Nel 2018, abbiamo registrato quasi 223.000 accessi ai vari pronto soccorso degli ospedali. I codici bianchi rappresentavano il 19%, mentre i codici verdi il 64,2%. Questo significa che tra codici bianchi e codici verdi avevamo più dell’80% degli accessi, che potrebbero essere gestiti negli ambulatori di medicina generale, probabilmente riducendo il numero complessivo di accessi al pronto soccorso.

Il problema sta quindi all’origine. Ricordo quando ero ragazzo, quando mia madre mi portava dal medico di medicina generale: ti facevi le stesse 3-4 ore che passi in pronto soccorso, ma dal medico di famiglia. E nessuno si lamentava, perché chi arrivava prima veniva visitato prima, e il medico di medicina generale stava lì fino a quando l’ambulatorio si svuotava, anche fino a tardi, ma alla fine quei pazienti che avevano avuto un contatto col medico di famiglia non affollavano il pronto soccorso, a meno di essere stati indirizzati dal medico, che aveva adeguatamente valutato il caso e riteneva urgente l’invio. Altrimenti, cosa faceva? Ciò che ora fa il pronto soccorso: prescriveva esami e farmaci. In pratica, abbiamo trasferito il compito del medico di medicina generale al pronto soccorso. Quindi, se il pronto soccorso non riesce a far fronte nei tempi desiderati, non è colpa del medico che è lento o dell’infermiere che va a fumare, perché lavorano a un ritmo davvero serrato. Inoltre, va detto che al pronto soccorso accedono non solo i cittadini, magari con codice bianco o verde, ma anche pazienti che vengono indirizzati da altri pronto soccorso perché in periferia mancano professionisti o strumentazioni.

Quindi, il Santa Chiara, e potrei dire lo stesso per Rovereto, è diventato il punto di riferimento per il Trentino, non solo per i cittadini, ma per tutti i trentini che necessitano di cure, indipendentemente dal livello di urgenza. E qui c’è anche da considerare la carenza di medici di medicina generale: ci sono aree scoperte sul territorio, quindi abbiamo pazienti che si recano al pronto soccorso solo per ottenere una prescrizione. Dunque, uno dei suggerimenti che ho avanzato – e poi spetta alla Giunta valutare – è che in tutti gli ospedali del Trentino dovremmo aprire ambulatori di medicina generale, dove i pazienti codice verde o bianco, dopo il triage, vengano indirizzati al medico dell’ambulatorio adiacente al pronto soccorso, dove viene seguito come farebbe un medico di medicina generale sul territorio: prescrizione, valutazione, e se necessario, invio al pronto soccorso. Questo potrebbe aiutare ad alleggerire il carico del pronto soccorso, perché coprire tutte le aree sprovviste di medici di medicina generale è un obiettivo irrealistico. Quando un paziente non ha nemmeno un medico di famiglia per ottenere una prescrizione, almeno sa dove andare per ottenerla. Questo, secondo me, potrebbe essere un buon punto di partenza.

Esito dell'iniziativa

 

Intervento al Consiglio provinciale del 9 maggio 2024 in occasione del dibattito sulla proposta di mozione n. 51/XVII, ‘Implementare soluzioni organizzative per rendere più agevole e confortevole per gli anziani l’attesa in pronto soccorso nelle strutture ospedaliere provinciali’:

 

 

 

 

 

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