Rossi e l’autonomia delle cicale…

Ci hanno sempre negato l’esistenza di un debito miliardario maturato sotto i governi di Lorenzo Dellai e di Ugo Rossi. Ora scopriamo non solo di essere indebitati fino al collo ma che pure mancano risorse per i pagamenti di servizi, fornitori e appalti. Salvi, per ora, gli stipendi dei dipendenti. Chi l’avrebbe mai detto!

Rattrista vedere il Presidente Rossi addossare la responsabilità di questa insolvenza al governo romano. E’ ormai una costante vederlo impegnato a scrollarsi di dosso le colpe che lo riguardano. Non dimentichiamo la vicenda dei punti nascita, dove anche in quel caso la colpa è stata fatta ricadere su Roma. Insomma, pare più a suo agio tra i banchi dell’accusa che tra quelli della Giunta provinciale.

Se Dellai e Rossi fossero avvezzi a fermarsi e fare un onesto esame di coscienza, non potrebbero non collegare questa criticità, a cui ne seguiranno altre ancora peggiori, all’uso sconsiderato del denaro pubblico di cui loro stessi sono gli artefici. Solo per citare una follia: lavventura dei derivati che ha fatto perdere alla Provincia 30 milioni di euro, soldi che poi vengono recuperati tagliando i servizi. Operazioni incomprensibili, le definisce la Corte dei Conti, dai dubbi profili di legittimità e con esiti negativi prevedibili.

Non contento di questa tegola in testa, il Presidente Ugo Rossi, ancor prima di definirne obiettivi e contenuti, ha proposto una spesa di 600 mila euro per un fantomatico “Centro studi interdisciplinari sull’autonomia”, da affidare nientemeno che al direttore di “Trentino School of Management” Mauro Marcantoni. Eppure non sembra difficile percepire che l’Autonomia che intende la gente trentina è qualcosa di totalmente diverso da tutto ciò.

Se è vero, ricordando le parole di Alcide Degasperi, che la nostra Autonomia si salverà a condizione che si dimostri migliore dello stato, soprattutto nell’utilizzo delle risorse economiche, direi che siamo spacciati.

Come nella favola di Esopo, Rossi e predecessori si rivelano sempre più come le “cicale” dell’Autonomia, invece che mettere da parte le provviste per l’inverno, loro hanno cantato tutta l’estate, ma ai primi morsi della fame chiedono aiuto alla formica che aveva lavorato duramente. Ricordiamo la risposta della formica: visto che hai cantato, adesso balla!

Cons. Claudio Cia

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” dell’8 luglio 2016:

Rossi cicala dell'autonomia

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