Sanifonds, chi ci capisce qualcosa batta un colpo…

Appare poco comprensibile e trasparente ciò che sta dietro a Sanifonds, fondo assicurativo sanitario privato il cui CdA è presieduto da Roberto De Laurentis – che durante la campagna elettorale per le provinciali del 2013 abbiamo visto spendersi per la causa di Rossi – a cui i dipendenti della Provincia autonoma di Trento (e dei suoi enti strumentali pubblici), dei Comuni e delle Comunità, delle Aziende pubbliche servizi alla persona, sono iscritti d’ufficio salvo la rinuncia scritta da parte del lavoratore.

Sembra un po’ quello che succede con le antipatiche e furbesche attivazioni di servizi non richiesti dagli utenti da parte delle compagnie telefoniche, più volte sanzionate dal garante dell’Antitrust. Solitamente prima di aderire a qualcosa una persona vorrebbe capire ed essere informata, e solo dopo manifestare una chiara volontà in merito.

Va detto che l’iscrizione d’ufficio al fondo non comporta per i 39 mila dipendenti pubblici alcuna spesa perché ad accollarsi la quota di 128 euro prevista per ogni beneficiario è la stessa Provincia. Per contro invece potranno beneficiare dei rimborsi – ticket, prestazioni non coperte, o coperte in parte, dal servizio sanitario o da altri enti pubblici – che copriranno parte delle spese sostenute per un tetto massimo di 200 euro all’anno fino ad esaurimento delle disponibilità del fondo. Le spese rimborsate non potranno essere detratte sul 730 nella denuncia dei redditi.

E’ paradossale che la Provincia, titolare e garante del Servizio Sanitario Pubblico, da una parte introduca i ticket motivandoli con la necessità di recuperare risorse, e dall’altra finanzi con soldi pubblici un fondo assicurativo sanitario privato che ne consente il rimborso. Altra anomalia è quella che tra le prestazione rimborsabili ci sono attività sanitarie garantite gratuitamente dal servizio sanitario pubblico, come ad esempio gli screening oncologici.  A questo punto non si comprende chi da tale operazione tragga realmente vantaggio. Diceva Voltaire che “il dubbio è scomodo, ma solo gli imbecilli non ne hanno”… e qui di dubbi ce ne sono davvero tanti.

Premesso quanto sopra, si interroga il Presidente della Giunta provinciale per sapere:

  1. con quale ratio la Provincia, titolare e garante del Servizio Sanitario Pubblico, da una parte introduce i ticket motivandoli con la necessità di recuperare risorse, mentre dall’altra finanzia con soldi pubblici un fondo assicurativo sanitario privato che ne consente il rimborso;
  2. quanti sono i dipendenti della Provincia autonoma di Trento (e dei suoi enti strumentali pubblici), dei Comuni e delle Comunità, delle Aziende pubbliche servizi alla persona, che sono stati iscritti d’ufficio al fondo a Sanifonds;
  3. per quale motivo sono stati esclusi da questa iscrizione d’ufficio i dipendenti regionali, che pure sono dipendenti pubblici e se si prevede che anche questi verranno inseriti in un prossimo futuro;
  4. quanti sono i dipendenti che entro la data 11 gennaio 2016 hanno comunicato di rinunciare al fondo e quanti lo hanno fatto entro il 31 gennaio 2016;
  5. che tipo di comunicazione ha preceduto l’iscrizione d’ufficio al fondo dei dipendenti e qual è il contenuto delle informazioni date;
  6. qual è l’attuale composizione del CDA di SaniFond e quale compenso spetta ai suoi componenti;
  7. se sono stati ingaggiati consulenti per studiare l’istituzione di tale fondo ed eventualmente quali sono stati i costi sostenuti;
  8. a quanto ammontano i costi di gestione di tale fondo.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Claudio Cia

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione depositata l’11 gennaio 2016. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 2502/XV

 

Risposta ricevuta il 2 febbraio 2016: risposta interrogazione n. 2502 – Sanifonds

 

 

 

La lettera sul quotidiano “Trentino”: Provincia, Sanifonds e qualche dubbio

 

L’intervento su “La Voce del Trentino”: Sanifond, il dubbio è scomodo, ma solo gli imbecilli non ne hanno

 

Qui la lettera nella rubrica di “Trentino Libero”: SaniFond o SaniOscur?

 

 

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