Sanifonds, restano contraddizioni e poca chiarezza…

Il 7 aprile 2016 il Consiglio di Stato ha indirizzato al Ministero dello Sviluppo Economico diversi rilievi che hanno fatto sospendere il parere sul decreto attuativo della riforma del canone RAI in bolletta: mancano definizioni puntuali e chiare, non tutela la privacy degli utenti, non formula con chiarezza le regole, non prevede informazione per gli utenti e altro. In particolare è stato formulato l’invito del Consiglio di Stato a scrivere il decreto in forma più semplice e chiara, visto l’ampia platea di utenti cui il provvedimento si rivolge, chiedendo di allegare tutte le istruzioni e la modulistica necessarie ai cittadini per invocare l’esenzione dal pagamento quando ne hanno diritto. Il Consiglio di Stato lamentava la mancanza totale nel decreto originario di qualsiasi riferimento alle norme sulla privacy degli utenti e auspicava una campagna informativa più capillare per spiegare bene ai telespettatori italiani i loro diritti e doveri in questa nuova stagione.

La vicenda nazionale fa un po’ pensare al caso locale della questione del fondo “Sanifonds”, anch’esso rivolto ad un’ampia platea di utenti, 39.106 dipendenti pubblici (potenzialmente 200.000 secondo il suo Presidente) e anch’esso ha fatto sollevare non poche perplessità riguardo alla privacy. Infatti per le norme sul diritto di riservatezza gli enti di appartenenza non possono comunicare l’adesione dei loro singoli dipendenti. È necessario quindi che ognuno di loro dia l’autorizzazione all’ente per cui lavora, con buona pace per l’adesione “d’ufficio” prevista. Questo ha fatto sì che su una platea di 39.106 dipendenti pubblici solo 2.745 risultassero “effettivamente” iscritti nella prima settimana di marzo.

Interessante anche la risposta della Provincia in data 17 marzo 2016 all’interrogazione 2676/XV, con la quale alla domanda sulla campagna informativa condotta si rispondeva che «L’informazione diverrà chiara e completa ad avvio del Fondo prevista per i primi giorni di marzo», cioè prima le persone vengono iscritte d’ufficio, privacy permettendo, e poi si informerà.

Il 12 gennaio 2016 la Provincia comunicava il dato di circa 2500 comunicazioni di non adesione, il 17 marzo il dato di 3205 e in occasione dell’assemblea del 12 aprile dal titolo “Basta bugie su Sanifonds!”, veniva comunicato il numero delle disdette, circa 4800. Il 15 aprile CGIL, CISL E UIL comunicavano tramite i quotidiani locali «Sanifonds, in calo il numero di disdette», non è chiaro sulla base di quali evidenze numeriche.

Sempre gli stessi sindacati comunicavano nel gennaio 2016 che «il fondo, per poter essere avviato, necessita di un numero minimo di iscritti piuttosto consistente. E ciò per garantire un monte di risorse economiche sufficientemente consistente su cui operare», salvo poi essere smentiti dalla risposta della Provincia all’interrogazione 2676/XV che riportava come «Non è fissato un numero minimo di adesioni per l’attivazione del Fondo», precisando che «vista la platea dei potenziali aderenti al Fondo non vi è dubbio che il numero degli aderenti sarà elevato e quindi idoneo ad attivare proficuamente il Fondo». Insomma, mettetevi d’accordo…

Nel suo comunicato n. 14 del 7 gennaio 2016 la Provincia spiegava inoltre che «la decisione di non aderire al fondo può essere manifestata dal dipendente in qualsiasi momento», mentre il fondo ha dato ampio risalto alla data del 15 aprile come ultima data utile per comunicare la propria non adesione. Eppure non è il primo ultimatum che i dipendenti pubblici hanno ricevuto riguardo a Sanifonds, infatti la Provincia sempre nel suo comunicato numero 14 riferiva che “l’Azienda provinciale per i servizi sanitari, ha individuato la data dell’11 gennaio come scadenza per comunicare l’eventuale volontà di non aderirvi”, poi posticipata al 31 gennaio. E ora la nuova scadenza del 15 aprile…

Sul nuovo sito di Sanifonds, è stato pubblicato a fine marzo 2016 lo Statuto datato 8 luglio 2013, il cui articolo 8 sulle modalità di recesso degli aderenti riporta al comma 1 che “possono esercitare il diritto di recesso non prima che siano trascorsi 3 anni consecutivi dall’acquisto della qualifica di Associato, Aderente o Iscritto al Fondo” e al comma 2 che il recesso “deve essere comunicato al Fondo mediante lettera raccomandata A/R da far pervenire almeno 90 giorni prima della scadenza della copertura assicurativa applicata, avendo effetto dalla scadenza stessa”. Interessante anche il comma 3 dell’articolo 9 sulle contribuzioni che riporta come “per il funzionamento del fondo” il CdA può prevedere, a carico degli Associati, “il pagamento di una quota di adesione e/o l’utilizzo di una quota parte dei contributi, denominata quota associativa”. Il fatto che lo Statuto del 2013 sia stato pubblicato a fine marzo 2016, cioè ormai nella fase conclusiva delle operazioni di iscrizione d’ufficio dei lavoratori, la dice lunga sulla volontà di trasparenza e lascia pensare che in pochi abbiano potuto valutare i suoi contenuti.

Si conclude qui per non raggiungere il numero di 5 pagine (!) ritenute evidentemente eccessive per la precedente interrogazione sull’argomento (vedi lettera del Presidente del fondo sulla precedente interrogazione).

Premesso quanto sopra, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

  1. vista la conclusione della “procedura d’iscrizione”, quante sono le dichiarazioni di mancata adesione al fondo alla data di deposito della presente interrogazione;
  2. vista la conclusione della “procedura d’iscrizione”, quanti sono i dipendenti pubblici effettivamente iscritti al fondo alla data di deposito della presente interrogazione;
  3. in riferimento al dato in risposta al punto precedente, se tale dato è “idoneo ad attivare proficuamente il Fondo”;
  4. quali sono i riferimenti normativi agli adempimenti riguardanti la privacy che hanno rallentato l’iscrizione d’ufficio al fondo, non riscontrabili sul sito internet dello stesso;
  5. se conferma quanto dichiarato nel comunicato n. 14/2016 della Provincia, ovvero che “la decisione di non aderire al fondo può essere manifestata dal dipendente in qualsiasi momento”, e in caso positivo se può chiarire come mai il 15 aprile è stato indicato come ultima data utile per comunicare la propria non adesione;
  6. Come si concilia la possibilità di manifestare in qualsiasi momento la decisione di non aderire al fondo con l’articolo 8 dello Statuto del fondo che al comma 1 riporta che “possono esercitare il diritto di recesso non prima che siano trascorsi 3 anni consecutivi dall’acquisto della qualifica di Associato, Aderente o Iscritto al Fondo”;
  7. se, come indicato dal Consiglio di Stato per la riforma del canone Rai, non ritenga necessaria la predisposizione di istruzioni e modulistica necessarie affinché il dipendente possa richiedere di non essere iscritto;
  8. come si spiega che quanto previsto al comma 3 dell’articolo 9 dello Statuto del fondo non sia mai stato spiegato o evidenziato ai lavoratori, nemmeno in occasione dell’assemblea del 12 aprile “Basta bugie su Sanifonds! È il momento di raccontare la verità”, ovvero che “per il funzionamento del fondo” il CdA può prevedere, a carico degli Associati, “il pagamento di una quota di adesione e/o l’utilizzo di una quota parte dei contributi, denominata quota associativa”. Come si concilia questo con l’affermazione che il fondo “è completamente gratuito per il dipendente”, veicolata anche a mezzo stampa, e se sono previsti dei limiti alla quota a carico degli iscritti per il funzionamento del fondo;
  9. se il fondo “Sanifonds Trentino” risulta inserito nell’Anagrafe dei Fondi sanitari integrativi del Ministero della Salute.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

 

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 31 marzo 2017:

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione a risposta scritta presentata il 30 aprile 2016. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 3044/XV

 

Risposta ricevuta il 27 marzo 2017: risposta interrogazione 3044 – Sanifonds

 

 

 

 

La precedente interrogazione con la risposta e gli allegati citati nella presente: Sanifonds batte già cassa in Provincia: servono 200 mila euro per l’assunzione del responsabile, uffici, sito web e cancelleria.

 

 

 

 

L’articolo su “La Voce del Trentino”: Sanifonds, restano molte contraddizioni e poca chiarezza

 

 

L’articolo su “Secolo Trentino”: Sanifonds, restano contraddizioni e poca chiarezza

 

 

 

 

 

Allegati pubblicati sul sito di Sanifonds Trentino a fine marzo 2016:

 

Statuto 2013

 

Regolamento attuativo

 

 

 

2 commenti

  1. Caro Claudio,
    ti arriverà la solita risposta presa per il culo targata SF

  2. Partiamo da 100 euro dati a sanifonds o messi in busta paga. Può sembrare strano ma il netto in tasca al dipendente è lo stesso a causa dei costi di funzionamento del carrozzone creato da alcuni noti personaggi. Ma allora viene da chiedersi: se nelle tasche dei dipendenti rimane lo stesso per quale motivo qualcuno ha spinto così tanto?
    Il motivo c’è, signori miei, ed è tutt’altro che edificante. A presto, anzi prestissimo.

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