Sanità trentina: prima le persone, poi i muri

Il governo politico della sanità trentina sta vivendo uno dei periodi più bui della propria storia. In un quadro caratterizzato da fortissime divergenze, interne alla stessa Giunta provinciale, circa le scelte da operare per garantire servizi che coniughino qualità, fruibilità e sostenibilità economico-finanziaria, giganteggia l’oggi Presidente della Provincia Ugo Rossi, il quale è stato Assessore alle Politiche per la Salute dal 2008 al 2013.

In questi giorni l’attenzione è tornata a concentrarsi sulla prospettiva riguardante la realizzazione di un nuovo polo ospedaliero a Trento (il Not – Nuovo Ospedale del Trentino), del quale si è ampiamente discusso nei mesi scorsi, specialmente dopo che sia il T.R.G.A. del Trentino-Alto Adige sia il Consiglio di Stato hanno rilevato un’irregolare composizione della commissione incaricata dell’aggiudicazione dell’appalto per la realizzazione del Not, ciò che comporta la necessità di formulare un nuovo bando di gara.

In questa sede rammento la grave negligenza con la quale l’esecutivo provinciale – con Rossi Assessore di merito – scelse a suo tempo di correre il rischio di inserire in commissione la dott.ssa Livia Ferrario e il dott. Luciano Flor -, pur nella consapevolezza che una parte significativa della giurisprudenza in merito a tali appalti si era già pronunciata per l’illegittimità di nominare in tali commissioni soggetti che – come nei casi della dott.ssa Ferrario e del dott. Flor – avevano partecipato alla stesura dello studio di fattibilità alla base del bando di gara.

Venendo alla stretta attualità, apprendiamo in questi giorni che la prospettiva lungamente sostenuta per la realizzazione del Not, che comportava la centralità dell’attivazione di un project financing con il coinvolgimento di privati per un investimento pari a 140 milioni, ha lasciato repentinamente il passo ad una soluzione che prevede l’accesso, per un pari importo, a fondi provenienti dalla Banca Europea per gli Investimenti, grazie ad un accordo definito con Cassa del Trentino, con il residuo impiego della finanza di progetto per la gestione per un periodo di 25 anni dei servizi non sanitari (bar, parcheggi, pulizie).

Il Sindaco di Rovereto Andrea Miorandi, collega di partito (il PD) dell’attuale Assessora alla Salute, Donata Borgonovo Re, ha sollecitato nei giorni scorsi l’apertura di un ampio approfondimento di sistema circa l’effettiva necessità di procedere subito, già nelle prossime settimane, alla formulazione di un nuovo bando di gara per la realizzazione del Not. La tesi, a mio giudizio condivisibile, sostenuta dal Sindaco di Rovereto è che l’idea – illustrata dall’Assessora Borgonovo Re e dal Direttore dell’Azienda sanitaria provinciale dott. Luciano Flor – di Trento, con il suo ospedale, come il mozzo di una ruota nella quale i raggi sono gli ospedali della periferia, ciascuno dotato di eccellenze e specializzazioni, presuppone la necessità che la condivisione e la definizione dell’organizzazione della rete ospedaliera debba precedere le conseguenti opere pubbliche.

La persistente mancanza di certezze circa la distribuzione dei servizi nei diversi nosocomi in provincia di Trento, porta a chiederci come si possano definire dimensioni e funzioni del Not, in assenza di un’adeguata chiarezza riguardo al modello organizzativo per gli ospedali periferici.
Con malcelato fastidio Rossi ribatte affermando che “l’aspetto sanitario è definito” e che entro dieci giorni saranno assunte le decisioni circa il bando da attuare. Subito dopo, ammette che le singole vocazioni specialistiche di ciascun ospedale rispetto agli altri sono tutte da approfondire, il che contraddice esattamente l’affermazione immediatamente precedente! Liquida (“Mi pare che oggi siano tutti esperti di sanità”) sia le riflessioni del Sindaco di Rovereto sia il disagio dei rappresentanti dei territori, che lamentano la nebulosità della costituenda rete ospedaliera e delle funzioni che saranno attribuite agli ospedali periferici.

Il quadro sconcertante che si profila risulta, inoltre, ulteriormente appesantito da quella che è un’altra caratteristica ormai conclamata dell’attuale esecutivo provinciale: l’incapacità, o meglio la non volontà, di confrontarsi con coloro che professionalmente operano per garantire ai cittadini quei servizi che oggi sono interessati da processi di riorganizzazione. La mancanza di dialogo con gli operatori nelle professioni sanitarie denota la debolezza di chi intende portare avanti riforme che debbono rispondere a obiettivi pregiudizialmente stabiliti, quando invece l’obiettivo di migliorare le politiche della salute a beneficio di tutta la popolazione dovrebbe coinvolgere i cittadini utenti dei servizi e i professionisti che quei servizi garantiscono nella costruzione di processi di formazione del più ampio consenso attorno a scelte che obiettivamente valorizzino le professionalità in campo e garantiscano ai cittadini qualità e accessibilità delle prestazioni.

Qualità e accessibilità che, purtroppo, le scelte politiche del centrosinistra autonomista degli ultimi anni non sembrano avere adeguatamente garantito: i dati sulla mobilità passiva dei pazienti trentini e sui saldi negativi, costantemente crescenti (abbiamo superato i 17 milioni di euro annui), della mobilità interregionalespecie se confrontati con i dati di segno opposto del sistema sanitario altoatesino – suonano a condanna della gestione della sanità provinciale, con riferimento sia ai responsabili politici sia alla dirigenza generale dell’Azienda sanitaria.

In estrema sintesi, la situazione che qui è stata delineata è segnata da gravi carenze sul piano della programmazione, da gravi carenze nei processi di coinvolgimento dei territori e delle comunità locali, da gravi carenze nell’accogliere e valorizzare i contributi delle categorie professionali. Tutto ciò si traduce in un approccio esasperatamente ragionieristico, il quale – per colmo d’ironia -, non produce neppure risultati soddisfacenti sul piano finanziario, ma segnala, invece, in modo evidente che l’attenzione è assai spostata verso il reperimento delle risorse per i muri e molto meno nella direzione dell’eccellenza delle professionalità in gioco e, conseguentemente, dei servizi per le persone.

Tutto ciò premesso, il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale

  1. ad istituire un tavolo permanente di consultazione tra la Provincia, l’Azienda provinciale per i Servizi Sanitari, una rappresentanza per ciascuna delle professioni del comparto sanitario eletta dalle stesse, una rappresentanza dei territori e delle comunità locali designata dal Consiglio delle Autonomie Locali;
  2. a presentare e discutere all’interno del tavolo permanente di cui al punto 1 una bozza completa di riorganizzazione della rete ospedaliera e una bozza di piano sanitario provinciale;
  3. a tenere costantemente informata la competente Commissione legislativa presso il Consiglio provinciale dei contenuti e dell’andamento dei lavori del tavolo costituito ai sensi del punto 1.;
  4. a promuovere l’organizzazione, entro 90 giorni, di una seduta straordinaria del Consiglio provinciale dedicata alle tematiche concernenti le politiche della salute, con specifico riguardo alla riorganizzazione della rete ospedaliera provinciale e alla individuazione delle linee guida da adottare per la definizione del piano sanitario provinciale.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.