Lo scontro politico nascosto dietro al dibattito sul Centro studi sull’Autonomia

Il Centro studi sull’autonomia che il Presidente Rossi vorrebbe istituire al modico costo di 600.000 euro all’anno è ormai da giorni motivo di “scintille in maggioranza” nientemeno che fra il Presidente della Giunta provinciale e il Presidente del Consiglio, situazione sicuramente preoccupante.

In questa vicenda non si può non notare l’entrata a gamba tesa del Presidente del Consiglio Dorigatti, che pare aver scordato il suo ruolo istituzionale di garante imparziale del Consiglio, tanto più se le sue posizioni hanno come conseguenza lo scontro addirittura con il Presidente della Giunta. Il PD ha già un segretario politico regolarmente eletto che ne è il portavoce ufficiale e dispone inoltre di un nutrito gruppo consiliare capace d’intervento, quindi non è comprensibile come entrambi siano scavalcati dal Presidente del Consiglio nonostante la sua funzione istituzionale super partes.

Osservando quanto sta avvenendo pare però che l’oggetto della contesa abbia sullo sfondo altri aspetti inquietanti, riconducibili ad uno scontro fra ex democristiani alla ricerca di posizioni di spicco, e in questa fase l’opportunità è data dalla riforma dello Statuto: da un lato Mauro Marcantoni e non solo, visto che nel Patt da tempo si citano più ex DC quali suggeritori del Presidente Rossi e dall’altro il Cantiere Democratico, con Dellai in palese rottura con l’UPT e con il quale il Presidente Dorigatti, partecipe della minoranza dentro il PD, pare essere in buona sintonia.

In sostanza, il confronto durissimo emerso intorno alla questione del Centro studi sull’autonomia, sembra collocarsi in un contesto politico più ampio di quanto appare in superficie e non si vorrebbe davvero che la Presidenza della Giunta e la Presidenza del Consiglio, al di là degli specifici ruoli istituzionali, divenissero strumento di disegni politici di prospettiva e forse di nuove formazioni partitiche.

A nessuno sfugge che Rossi tenda ad imporre al Patt la linea politica benché questa incontri aperta contestazione respingendo “interferenze democristiane” come avvenuto nel recente Congresso, ma non pare sia da meno Dorigatti, pensando in modo evidente ad una propria visibilità e ad un’interpretazione politica con posizioni spesso analoghe a quelle di Dellai.

Abbiamo già avuto modo di notare come a Palazzo Trentini vi sia una particolare dedizione nel concentrarsi sull’immagine del Presidente Dorigatti, e apprendiamo inoltre dai giornali che il suo segretario particolare è entrato nel Coordinamento del PD quale espressione della minoranza del partito. C’è da augurarsi che queste evidenze non costituiscano presupposto per improntare la segreteria della Presidenza del Consiglio ad una funzione squisitamente politica alla quale anche altri possano attingere.

È preciso dovere sia di Rossi che di Dorigatti distinguere i loro compiti istituzionali da quelli politici e se invece ritengono di proporsi quali leaders politici si dimettano e lascino ad altri i loro incarichi.

cons. Claudio Cia – (Agire)

Esito dell'iniziativa

 

Comunicato inviato ai media locali il 12 luglio 2016.

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