Scuole di sci: quando la Provincia di Trento si accanisce sul cittadino che chiede solo di poter lavorare

Dopo il caso del taglio delle  guardie mediche, del polo unico nazionale in tema di istituti di credito, della centralizzazione delle case di riposo, del fragoroso silenzio del Governo provinciale in materia di bandi di assegnazione nelle nostre mense pubbliche che non vedono tutelati i fornitori di prodotti locali, tanto per fare qualche esempio, sembra che questo Governo provinciale sia intenzionato a lasciare di se stesso un ricordo di neocentralismo radicale che mai fino ad ora si era manifestato con tanta virulenza nelle passate stagioni.

Ci si mette ora anche un ulteriore, significativo caso, emblematico di un modo di gestire le cose che oltre a certificare la tendenza consolidata a valutare per grandi numeri le esigenze della gente e non secondo la logica del legittimo interesse delle realtà di nicchia, rispecchia la violazione ed il disprezzo dell’istituzione nei confronti della legge. Un gratuito accanimento nei confronti del cittadino che chiede solo di poter continuare a lavorare, nulla chiedendo se non appunto la possibilità di insistere con i soli propri mezzi a combattere sul mercato lavorativo.

Si tratta del pubblico provvedimento con il quale la Giunta provinciale ha imposto la chiusura delle scuole di sci al di sotto dei 18 maestri e che non sono in grado di certificare almeno 60 giorni lavorativi cadauno a stagione, declassando le Scuole di Sci inadempienti a semplici Associazioni, e così facendo togliendo rango qualitativo a realtà di assoluta eccellenza, il più delle volte sul mercato ormai da decine di anni.

Nel merito specifico della vicenda sarà mia cura intervenire attraverso un’apposita azione pubblica di divulgazione, non appena i tempi saranno maturi.

Ora qui desidero invece soffermarmi su quanto il Difensore civico ha inteso tradurre, in un parere, che per contenuto manifesta in maniera precisa ed inequivocabile una posizione terza legalmente solida. Parlo di quel Difensore civico col quale l’Amministratore dovrebbe rapportarsi sempre con rispetto, qualunque sia l’esito del parere espresso. Ebbene sulla vicenda il Difensore civico parla, a proposito della liceità del provvedimento, espressamente di “operazione creativa”, di “confusione tra fine e mezzo”, “stigmatizza la singolare condotta della Pat”, dichiara “inaccettabile” il silente atteggiamento della Pat ed “aprioristico avviare il provvedimento di revoca” della licenza di scuola di sci per coloro i quali non rientrano in quelli che sono stati appunto dichiarati parametri incongrui.

L’Assessorato, a conoscenza di questa situazione come si comporta?

Dopo l’annuncio ufficiale fatto in aula consiliare da parte dell’Assessore di competenza di tranquillizzazione e rassicurazione circa la non intenzione di attuare provvedimenti di restrizione nei confronti delle Scuole di Sci, nell’implicito riconoscimento che tale norma meritasse pesanti ripensamenti, si è proceduto invece nella direzione opposta. Ed opposta a questa decisione della provincia di Trento, penalizzante e mortificante le scuole più piccole, sta viaggiando l’intero mondo che conta dello sci alpino nazionale ed internazionale, dall’Austria, alla Svizzera, dalla Germania all’Alto Adige, dalla Lombardia al Veneto, dove i limiti non sussistono, sono stati o azzerati o nella peggiore delle ipotesi resi simbolici. Nel vicino Sud Tirolo un solo maestro di sci può aprire una scuola: se bravo continua a farlo, se il mercato lo strozza, ma non la Provincia, fa invece altre scelte. Scelte di libero mercato.

Ecco, qui il punto è proprio quello che riguarda il confine esistente oggi tra una parte del governo provinciale e gli organi di controllo che il cittadino interpella. Nella fattispecie abbiamo avuto un parere del Difensore civico che in forma del tutto tecnica ed imparziale ha invitato la Provincia a muoversi in una direzione, e lo stesso attore politico al cui buon senso si è appellato il medesimo Istituto di garanzia, che invece viaggia in senso contrario ed in spregio assoluto rispetto a codesto invito.

Si tratta di un modo di fare inquietante perché la legge, il suo rispetto, la sua applicazione, tutto quanto riguarda l’aspetto normativo dovrebbe rappresentare una base imprescindibile di lavoro per tutti ma in particolare per chi le leggi le fa, legislatori ed amministratori in primis.

cons. Claudio Cia

 

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 29 ottobre 2016:

piccole-scuole-di-sci-a-rischio-chiusura

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 2 novembre 2016:

maestri-di-sci-fedeli-alla-linea

Esito dell'iniziativa

 

Comunicato inviato ai media locali e nazionali il 28 ottobre 2016.

 

 

In allegato una corposa documentazione in merito, si invita in particolare a visionale la comunicazione del Difensore Civico del 24 ottobre 2016:

 

difensore civico – 24 ottobre 2016

 

difensore civico – 30 agosto 2016

 

PAT – 12 ottobre 2016

 

PAT – 20 ottobre 2016

 

 

 

 

In allegato l’articolo del quotidiano “l’Adige” del 29 ottobre e 2 novembre 2016.

 

 

 

 

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