Si chiudono i punti nascita e si partorisce in casa… e la sbandierata sicurezza?

Il pilastro fondamentale giustificativo dell’attuale politica sui punti nascita è la necessità di garantire sicurezza per gestanti, puerpere e neonati. Ciò, ripetutamente sottolineato come un mantra, è legato alla presenza di molteplici e necessarie professionalità e alla casistica registrata in ciascun punto nascita.

Dato il protocollo di Milano che prevede il mantenimento di punti nascita con almeno 1000 parti all’anno, le successive deroghe allo stesso che ammettono un numero inferiore di parti (500 e anche a scendere) purché venga garantita la disponibilità h 24 di un anestesista, un pediatra neonatologo e un ginecologo in compresenza nella struttura ospedaliera, senza i quali il punto nascita non può sussistere perché definito non sicuro e rischioso dalla stessa Società italiana di neonatologia (Sin), si scopre che la PAT promuove con rimborsi parte delle spese sostenute dalle mamme per pagare le ostetriche che le assistono durante il parto in casa da loro scelto. Il parto, si sa, è un evento naturale durante e dopo il quale, però, possono emergere improvvise ed inattese complicanze anche gravissime, sia per la mamma che per il neonato.

Si interroga la Giunta per sapere come si concilia la necessità di sicurezza imposta agli ospedali con l’agevolazione economica per chi sceglie di partorire in casa con la sola presenza dell’ostetrica?  Dove sta la sbandierata sicurezza, visto che per la stessa Società italiana di neonatologia partorire in casa è una scelta rischiosa per la salute del bambino e della mamma? Qual è il numero dei parti avvenuti in casa, quanti con contributo della PAT, e per quale importo complessivo? Si sono registrate complicanze tali da richiedere il ricovero ospedaliero ed eventualmente in quale numero?

Cons. Claudio Cia

 

Il video dell’intevento in aula:

La replica dopo la risposta dell’Assessore:

 

 

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione a risposta orale in aula, presentata il 30 marzo 2017.L’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 4287/XV

 

Risposta ricevuta nella seduta del 4 aprile 2017: risposta interrogazione 4287 – parti a domicilio

 

 

Allegato:

 

L’articolo su “Repubblica”: Parto in casa, purchè in sicurezza

 

«La provincia di Trento e Bolzano erogano un rimborso dell’80% delle spese sostenute dalle mamme per pagare le ostetriche, un costo cha varia da regione a regione ma che si aggira intorno ai duemila euro, comprensive di reperibilità H24 e assistenza pre e post parto, secondo il criterio della continuità assistenziale»

 

 

 

L’articolo su “Agenzia giornalistica Opinione”: Sanità: partorire in casa sì, e in orspedale no?

 

 

 

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 2 aprile 2017:

 

 

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