Sanità: siano garantiti spazi più dignitosi per i pazienti che vivono il dramma del fine vita

Ci sono situazioni in cui alla sofferenza e allo sconforto per la perdita di un congiunto si accompagna la rabbia e l’indignazione verso una struttura sanitaria così disumanamente disorganizzata  da oltrepassare il limite della vergogna.

E’ quanto accaduto qualche giorno fa al Santa Chiara, l’ospedale principe di una sanità trentina che si vanta di essere esempio nazionale di efficienza: una persona in fase terminale, giovane, papà, viene ricoverata in mattinata presso il Pronto Soccorso. Sono le sue ultime ore, non arriverà al pomeriggio del giorno dopo e ne sono tristemente consapevoli pure i suoi cari. Ad accoglierlo in Osservazione Breve trova una stanza da quattro, ed a separarlo dagli altri tre pazienti, tutti peraltro in buone condizioni, è una tendina di tela arancione semitrasparente. A fianco al letto, addossate una all’altra due sedie che diventeranno tre quando verrà aggiunta una poltroncina per la veglia notturna.

Si succedono le flebo di morfina per sedare il giovane papà morente e fra sussurri, carezze e lacrime trattenute non vien meno la compostezza della famiglia e degli amici, a turno giunti al capezzale. A non sedarsi mai è invece il chiacchiericcio e viavai della gente che visita e accompagna gli altri tre pazienti, peraltro ignari del dramma che si sta consumando a fianco.

L’epilogo è quello annunciato, purtroppo. Ma a rendere il tutto disumano è l’inconciliabilità delle due storie costrette a forza nei venti metri quadri di una fredda camera di Pronto soccorso: al di qua della tendina di tela il cicaleccio dei tre ricoverati di passaggio che si raccontano i fatti loro, al di là della tendina di tela la disperazione di chi deve sentire il proprio caro esalare l’ultimo respiro. Con buona pace d’ogni forma di intimità, di quiete, di rispetto.

Morale: l’APSS ci propina quintali di moduli da firmare per farci credere d’aver a cuore la nostra privacy. E crede di cavarsela con una tendina di tela. In realtà, ed è cosa grave, non sa riconoscere e tutelare il diritto di un uomo di poter morire in pace, e ai suoi famigliari di vivere il dolore liberamente, senza doversi sentire come in mezzo a una  piazza.

Premesso quanto sopra, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

  1. se è consuetudine ricoverare in Osservazione Breve del Pronto Soccorso pazienti in agonia e, in tal caso, se non ritenga doveroso invece dedicare, all’interno di questa unità operativa, uno spazio destinato a tale scopo al fine di dar valore alla pietà e alla comprensione per la sofferenza di quanti, pazienti e famigliari, vivono il dramma del “fine vita”.
  2. se può garantire che quando raccontato in premessa non si ripeterà mai più e che in tempi brevi sarà individuata una soluzione che sia rispettosa della dignità della persona.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

 

L’articolo sul quotidiano “Trentino” del 4 gennaio 2015:

L’articolo sul quotidiano “Trentino” del 4 gennaio 2015:

 

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione a risposta scritta presentata il 2 gennaio 2017. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 3880/XV

 

 

Risposta ricevuta il 26 gennaio 2017: risposta interrogazione 3880 – spazi idonei fine vita

 

 

 

 

 

L’articolo sul “Trentino online”: Costretto a morire senza dignità la notte di Capodanno

 

 

L’articolo su “La Voce del Trentino”: La triste e disumana morte di un giovane papà a Capodanno al Santa Chiara di Trento

 

 

L’articolo su “Edicolando”: Claudio Cia e il dramma del “fine vita”

 

 

 

 

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