Spettacolo di Rovereto, la mia risposta alle critiche di Piergiorgio Cattani

Gentile direttore, mi permetto di rispondere all’articolo di Piergiorgio Cattani in merito alla mia attività politica, nel quale approfitta per scaricare un insolito livore contro il sottoscritto. Non gli è piaciuta la mia posizione sulla questione dei profughi, la mia critica allo spettacolo di Rovereto dove si imbrattava il volto di Cristo, l’aver reso noti i corsi di arabo finanziati dalla Provincia, fino ad arrivare a esprimere giudizi sulla mia fede. Io non posso vantare una conoscenza così intima del giornalista e mi limiterò a rimanere nel tema rispondendo sullo “spettacolo” di Rovereto.

Nelle sue righe Cattani riporta di non capire il mio “accanimento” nei confronti di questa rappresentazione. La mia contrarietà per uno spettacolo dove dei bambini sono scritturati per – come dichiarato dal regista – “gettare un po’ di merda sul volto di Dio”, è più che nota. Detto ciò vorrei ricordare che la mia critica, più che allo spettacolo in sé, è rivolta verso l’istituzione provinciale del quale sono consigliere, e alla quale domando che tipo di cultura vogliamo promuovere per il nostro territorio e per il nostro futuro, visto il patrocinio delle istituzioni all’evento.

Come scritto da un cittadino che ha assistito allo spettacolo, se non vi era blasfemia, di certo si è trattato di una rappresentazione meramente banale, dove il succo della performance è stata la provocazione fine a sé stessa, piacevole solo per i narcisi che l’hanno pensata, un astuto marketing di autopromozione.

Il giornalista si scaglia contro la mia “incontenibile retorica” che, così scrive, “non si ferma di fronte a nulla, attacca la diocesi stessa”. Esattamente come il signor Cattani nei miei confronti, anch’io come cittadino mi sono permesso di esprimere un’opinione, evidenziando il rumoroso silenzio del decanato; tanto più se si considera che la Chiesa, non essendo originata da un mandato popolare, non dovrebbe temere di non piacere a tutti, tanto da essere libera di assumere una posizione senza indugi e senza ambiguità. Ritengo di poter far questo nella massima libertà, soprattutto se le posizioni sono argomentate e, seppur decise, poste senza offendere chi è portatore di altre visioni.

Cattani riporta poi la notizia secondo la quale io avrei “organizzato ridicole preghiere riparatrici”, cosa non vera in quanto il sottoscritto si è solo aggregato, peraltro molto volentieri, alle 140 persone che si sono organizzate e ritrovate nella notte dello spettacolo per un momento di riflessione comunitaria, e non per una crociata contro chicchessia. Ricordo poi che la preghiera non è mai contro qualcuno o qualcosa, è un atteggiamento di vita, e per questo non è mai ridicola.

Infine Cattani scrive che lo spettacolo, dove dei bambini infieriscono sul volto di Cristo, non offende la religione. Non lo so se offenda o meno la religione… certo è che l’imbrattamento generale al quale viene sottoposto quel volto insozza per primi i nostri cuori, la nostra storia, il nostro futuro. Questo il mio pensiero.

Claudio Cia

L’articolo di Piergiorgio Cattani sul “Trentino” del 10 aprile 2016:

Lettera di Cattani

La mia risposta sul “Trentino” del 13 aprile 2016 – avevo chiesto peraltro che potesse essere pubblicata senza ulteriore commento, ma evidentemente era chiedere troppo:

A Cattani non piace, ma io resto contrario

 

Esito dell'iniziativa

 

Lettera inviata al quotidiano “Trentino” il 12 aprile 2016, in risposta all’articolo di Piergiorgio Cattani pubblicato domenica 10 aprile 2016.

 

 

Pubblicata il 13 aprile 2016.

 

 

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