Lo spettacolo gender e il fallimento dell’imposizione ideologica

Nelle ultime ore stiamo assistendo, soprattutto sui social network, al tam tam causato dal ritiro delle classi prenotate dal cosiddetto “spettacolo gender” Fa’afafine. Da una parte c’è chi canta vittoria per il boicottaggio allo spettacolo, dall’altra chi sta cercando precipitosamente di organizzare le truppe cammellate per riempire la sala del teatro. In ogni caso, mettiamoci il cuore in pace, sarà un fallimento per tutti.

Pensare che il dietrofront sia dovuto all’influenza quasi ipnotica delle opposizioni provinciali, accusate dai “genderisti” di instillare paura e dubbi nella popolazione, fa proprio sorridere. È certo che se i genitori stanno ritirando i loro figli da questo spettacolo è per qualcosa in più. Evidentemente non si sentono adeguatamente sicuri e non si fidano dei contenuti che saranno veicolati. C’è stata senza ombra di dubbio carenza di comunicazione, ma soprattutto si è approfittato della prassi di iscrivere in massa i ragazzi, confidando nel torpore generale per portarli ad assistere a qualsivoglia esibizione.

Ricordo lo scorso anno lo “spettacolo” svolto a Rovereto durante il quale l’immagine del Cristo veniva imbrattata con liquame maleodorante. Anche allora chi come il sottoscritto criticava, non tanto la scelta “artistica”, ma l’utilizzo di risorse pubbliche per alimentare un certo tipo di cultura, veniva additato come oscurantista. Ignorante chiunque avrebbe commentato senza vedere lo spettacolo. Così c’è chi è andato a vederlo, riscontrando la perplessità generale e i commenti critici anche dei più avanguardisti [cit: «Drammaturgicamente faceva proprio cag***»], eppure il giorno dopo è stato venduto come momento di somma cultura…

Lo spettacolo gender prosegue in questo solco. L’ente pubblico non è più patrocinatore di una cultura per tutti, onnicomprensiva, ma diventa sponsor di nicchie ideologiche, mecenate di iniziative elitarie, veicolate sotto il mantello della cultura per tutti.

Si dice che i migliori maestri sono quelli che ti indicano dove guardare, ma non ti dicono cosa vedere. Non trasformiamo anche la nostra scuola in un luogo dove ai ragazzi venga detto cosa devono vedere. La Provincia di Trento dimostri di meritare la fiducia dei genitori, garantendo le condizioni affinché ai nostri ragazzi siano dati gli strumenti per formarsi un loro giudizio, che un domani non sia messo in crisi al primo soffio di vento.

Claudio Cia

L’articolo sul quotidiano “Trentino” del 15 febbraio 2017:

Esito dell'iniziativa

 

Lettera inviata ai media locali il 14 febbraio 2017.

 

 

 

L’articolo su “La Voce del Trentino”: Gender, retromarcia delle scuole che disertano lo spettacolo “Fa’afafine”

 

 

 

 

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