Staffetta regionale, l’intervento del Consigliere Claudio Cia (FdI)

Il Programma della coalizione popolare autonomista per il cambiamento per le elezioni provinciali 2018, con riguardo al tema “Ruolo della Regione Autonoma Trentino – Alto Adige/Südtirol”, sanciva che “La Regione costituisce ancora oggi il fondamento irrinunciabile della nostra Autonomia”. La realtà dei fatti ci dimostra invece che negli anni – e questa legislatura non ha rappresentato un’eccezione – si è assistito ad un chirurgico e sistematico smembramento delle competenze e dell’immagine della Regione che è ormai equiparata ad uno sportello bancomat per le esigenze delle due Province e ad una forma di centro di collocamento per le esigenze dei partiti della maggioranza. Di questa tendenza ne sono esempi acclarati il fatto che ormai anche lo Stato, all’interno per esempio dei Dpcm e dei provvedimenti che riguardano la nostra Regione, parla esclusivamente delle due Province autonome. I partiti che oggi sono stati posti dall’elettorato al governo di questa istituzione quale importanza le riconoscono, quale messaggio riescono a trasmettere? Si dice che le persone si riconoscono dalle loro opere. Applicata ai partiti, in tutta onesta, dobbiamo dire che alcuni di loro, anno dopo anno, si sono prodigati perché la Regione venisse ridotta all’insignificanza, privata della visibilità che le è dovuta. Sono state fatte scelte infelici che di fatto hanno portata la Regione a non essere più riconosciuta come la pietra angolare che sostiene l’intero edificio dell’Autonomia. Una pietra angolare scartata per miopia ed egoismo che di fatto ci negano un futuro da condividere per essere più forti. Anche in questa legislatura si sono prese decisioni e fatto dichiarazioni apparentemente innocue, ma che sono là a testimoniare e confermare questa tendenza. Da parte dell’SVP e altri non ci si poteva certo aspettare attenzione e passione per la Regione, ma dalla componente politica trentina, magari sì perché nella lettura del programma della coalizione di centrodestra per le elezioni provinciali 2018 si trova un importante impegno: “Dobbiamo quindi ridare fiato all’Ente Regione ridandole piena dignità istituzionale e valorizzandone il ruolo: una delle proposte parte dal riportare in capo alla Regione la nomina del proprio Presidente sganciandolo dall’attuale rotazione dei Presidenti delle due Province.

Invece, dopo due anni e mezzo di legislatura, ci ritroviamo a replicare lo schema sempre seguito dal centrosinistra, votando un Presidente a metà, preso in prestito dalle due Provincie, e che potrà dedicare alla Regione solamente gli scampoli di tempo tra gli impegni provinciali e i viaggi a Roma per i confronti con i vari Ministri. Insomma, un Presidente da dopolavoro che – anche solo per evidenti limiti fisici (a meno che non sviluppi il dono dell’ubiquità) – non potrà necessariamente organizzare il rilancio della Regione che quindi non potrà mai diventare “il soggetto istituzionale dove le due Province Autonome possano trovare il luogo ideale per un confronto costante e costruttivo in termini di proposta sia in chiave nazionale che europea”. E’ un istituzione spogliata della politica e tenuta in piedi dai dirigenti e dai loro collaboratori, gli unici, pare, che ci credano ancora. E intanto Bolzano prosegue speditamente nello smarcarsi e distanziarsi sempre di più da Trento. A metà maggio il Consiglio provinciale di Bolzano ha infatti approvato l’istituzione di una Commissione per addivenire alla separazione dalla Regione anche sulla questione relativa alle indennità e previdenza dei Consiglieri. Se si giungesse ad una riforma in tal senso, è chiaro che – oltre all’ennesimo caso di svuotamento delle competenze della Regione – avremmo all’interno del Consiglio regionale, Consiglieri che per svolgere le medesime mansioni, potrebbero percepire emolumenti diversi.

Un indicatore del livello di considerazione della Regione è pure l’atteggiamento assunto dal dimissionario Segretario questore del Consiglio regionale, Alessandro Savoi, che di fronte alla richiesta di dimissione da buona parte dei consiglieri regionali – si è espresso sulla stampa con dichiarazioni come “Potrei dimettermi solo se me lo chiedesse Matteo Salvini” oppure “Lascio per non intralciare la Lega” e non per il bene della Regione e per liberarla da un imbarazzo. Queste sono azioni che finiscono per danneggiare l’immagine della Regione e della nostra Autonomia. Ricordo che quando il sottoscritto si è dimesso dal ben più importante ruolo di Assessore regionale non ha dovuto attendere telefonate da Roma, bensì ha preferito agire in autonomia, in coerenza con i suoi valori, nel rispetto di questa Istituzione.

Altro aspetto che rivela la poca considerazione della Regione è, ad esempio, il fatto che la Provincia autonoma di Trento ha recentemente siglato un protocollo d’intesa con l’Emilia Romagna che punta alla condivisione delle esperienze e delle soluzioni adottate nell’ambito delle rispettive realtà per l’implementazione dell’Agenda sanitaria digitale con particolare riferimento al Fascicolo sanitario elettronico con l’obiettivo di arrivare ad una condivisione di dati del cittadino tra le strutture trentine e quelle emiliano-romagnole per finalità di cura, governo e ricerca. Per assurdo stiamo andando a ricercare una collaborazione all’esterno, quando i sistemi informatici sanitari delle due Province autonome (inseriti all’interno della stessa Regione) non sono in grado di comunicare tra di loro; per questo motivo i pazienti trentini che si rivolgono ai nosocomi in Provincia di Bolzano e viceversa – per una visita o per una terapia – sono costretti a produrre una grande quantità di burocrazia inutile o a ripetere esami già fatti altrove. Questo, all’interno di un sistema che dovrebbe essere regionale, non è ammissibile, è paradossale.

Le domande che dobbiamo porci sono le seguenti: la nostra Autonomia è in pericolo? Negli ultimi anni è avanzata Roma alla conquista dei nostri territori o siamo stati noi a cedere sovranità? La realtà dei fatti ci dice che il processo di continuo svuotamento della Regione è continuato anche nel corso di questa legislatura, con iniziative come quella della Volkspartei che – a livello nazionale – propone un ddl per togliere ulteriori competenze all’Ente regionale (tra cui anche l’ordinamento degli Enti Locali) e trasferirle alle due Province, indebolendo ulteriormente quello che è l’Ente sul quale si fonda la nostra Autonomia. Confido che l’opposizione a tale iniziativa – dimostrata recentemente dal Presidente Fugatti anche nell’intervista rilasciata a “L’Adige” del 14.06.2021 – da parte della compagine trentina della maggioranza non venga meno in questi due anni e mezzo che ci separano dalla fine della legislatura.

Se per Bolzano si può dire che, tutto sommato, non ci sono stati pesanti effetti sull’Autonomia, per il nostro Trentino la storia è ben diversa e – nell’insipienza di chi lo ha governato negli ultimi anni (svendendo all’esterno e svalutando le nostre peculiarità nonché puntando su funzionari, dirigenti e importanti nomine politiche affidate a persone che provengono da fuori Regione, quasi che i trentini fossero un popolo di incapaci) – abbiamo permesso allo Stato ingerenze in tutti gli ambiti, danneggiando la nostra Autonomia.

A proposito di nomine, permettetemi di ricordarne una recente, ovvero quella del giornalista fatto arrivare da Roma. Ricordo bene la battaglia che assieme alla compagine trentina della Giunta regionale portai avanti per riuscire a ricostituire un ufficio stampa autonomo rispetto alle due Province (era dal 2005 infatti che il ruolo di ufficio stampa della Regione veniva svolto dagli uffici stampa delle due Province, due anni e mezzo ciascuno, spartendosi il costo di 400mila euro all’anno). Ho già avuto modo di esprime la mia delusione nel vedere assegnare questo importante ruolo per la comunicazione ad un giornalista che lavorava a Roma e che, per quanto fuoriclasse possa essere, non è certo figlio di questa terra (mentre ci sarebbero tanti giornalisti competenti in Regione e in questo momento anche senza lavoro perché non riescono a ricollocarsi alla luce della crisi del settore) e soprattutto nel constatare l’assegnazione del ruolo a qualcuno legato a doppio filo ad un partito nazionale,  fatto che nuoce gravemente all’istituzione Regione che dovrebbe essere l’ente maggiormente in grado di rappresentare anime diverse e le diverse sensibilità. Delusione che si è trasformata immediatamente in sconcerto quando ho assistito alla inversione dei ruoli rispetto al passato, con il giornalista appena designato per l’Ufficio stampa della Regione che partecipava alla presentazione della Giunta provinciale di Trento del nuovo modello della sanità territoriale.

Io mi chiedo: come possiamo dire ai nostri ragazzi e ragazze, ai nostri giovani, che investiamo su di loro, di stare tranquilli e continuare a studiare, di fare anche esperienze all’estero ma poi però di tornare qui che li aspettiamo, se quando siamo chiamati a scegliere la nostra classe dirigente guardiamo sempre fuori dai confini regionali? State tranquilli che – se non saremo noi a valorizzarli – essi troveranno comunque la loro strada, perché dotati di un’intelligenza superiore, derivante da una vita non semplice in una terra montuosa di confine. Quando lo faranno, tuttavia, non potremo però limitarci a gioire dei loro successi, dovremmo dirci che la nostra Autonomia ha sprecato le sue migliori risorse per dare seguito ad interessi personali e di partito.

E lì non sarà stata colpa di Roma, sarà stata solo colpa nostra.

Cons. Claudio Cia – Fratelli d’Italia

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