Caro Calì, la storia è patrimonio di tutti…

Il mio ultimo intervento ha attirato l’attenzione dell’ex sessantottino (per sua stessa ammissione) e candidato alle elezioni del 2018 con Liberi e Uguali, Vincenzo Calì. Nel suo breve intervento, Calì mi consiglia di dedicarmi solamente alla politica lasciando perdere la storia (proprio lui che, da storico, nel 2018 ambiva ad un ruolo politico). Nel fare ciò tuttavia, egli assume nei confronti del sottoscritto un atteggiamento poco democratico, di stampo quasi totalitarista, molto lontano dai valori a cui dice di ispirarsi: il sottoscritto non sarebbe né libero, né tantomeno uguale agli altri di occuparsi di storia locale (né a lui, né ad esempio al Consigliere Zeni, al quale era rivolta la mia risposta).

Con una sineddoche alquanto azzardata, ovverosia identificando il tutto con una parte (il comunismo con tutto il movimento antifascista, errore alquanto grave per uno storico) Calì mi ricorda che è “grazie al sacrificio del medico di Alfonsine e all’impegno del senatore Mascagni” che posso sedere in un Consiglio dotato di ampia Autonomia. L’impegno di queste due persone, seppur meritevole, non può sostituire né essere rappresentativo dell’intero movimento antifascista (composto da diverse sensibilità) che pose fine al Ventennio e neppure di tutto lo sforzo profuso dalle genti del Trentino-Alto Adige (attraverso movimenti spontanei come l’ASAR per esempio) nel richiedere il riconoscimento fattuale di un’Autonomia che il nostro popolo viveva da secoli.

Passando poi a quelle che Calì definisce senza argomentazione “banalizzazioni” sulla situazione della nostra Regione nel Dopoguerra, suggerisco la lettura delle cronache parlamentari austriache e italiane (che rappresentano un’importante fonte storica), con protagonisti quali il già citato Bruno Kreisky oppure il dirigente del Partito Comunista Giuliano Pajetta, che spesso e volentieri ricordava il ruolo decisivo del blocco comunista nel 1946 nella conferma del confine del Brennero (motivo per cui riteneva giustificabile nonché auspicabile l’adesione dell’Italia ai Paesi sottoscrittori del Patto di Varsavia, abbandonando la NATO).

A differenza sua io non mi permetto di impedirle lo studio di una storia che da trentino d’adozione non può sentire come propria né – se lo vorrà – di continuare il suo impegno politico, ma anzi, le ricordo che uno dei ruoli di un Consigliere provinciale e regionale è anche quello di fare informazione.

Cons. Claudio Cia – Fratelli d’Italia

 

La mia replica sl quotidiano “l’Adige” dell’8 gennaio 2021:

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