Suicidi in Trentino, 191 casi in un quinquennio

Il consigliere provinciale Claudio Cia ha diffuso oggi i dati dei suicidi in Trentino, emersi con la risposta ad una sua interrogazione all’assessorato alla Salute.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce il suicidio come una grave emergenza sanitaria, tra le 20 maggiori cause di morte a livello globale ad ogni età. Sebbene i dati relativi al fenomeno siano molto difficili da valutare, sicuramente sottostimati a causa del tabù che tuttora rappresenta, il suicidio si attesta inoltre come seconda o terza causa di morte per i giovani, ed i tentativi di suicidio risultano venti volte maggiori dei suicidi stessi, con relativi costi sociali ed emotivi enormi. In Trentino i tassi suicidari sono sempre stati storicamente più alti che in altre regioni, anche se negli ultimi 30 anni hanno mostrato un trend in calo, lento ma costante.

Nella risposta a Claudio Cia, l’assessore Zeni riporta che nel quinquennio 2010-2014 si sono registrarti 191 casi di suicidio in residenti in provincia di Trento, circa 38 casi all’anno, in 11 casi si tratta di persone non italiane. L’80% circa dei casi interessa gli uomini. Nel periodo 2010-2013 gli accessi in Pronto soccorso di residenti in provincia di Trento per tentato suicidio sono stati 264, circa 66 casi all’anno. La maggior parte degli accessi sono concentrati nella fascia d’età 24-54, con picco nella classe di età compresa tra i 45 e i 54 anni.

Claudio Cia chiedeva conto nella sua interrogazione delle iniziative in atto per contrastare il fenomeno, e a fianco di attività portate avanti da associazioni e volontari con sostegno di fondi, peraltro limitati, da parte dell’Azienda sanitaria, l’assessore riferisce che è in essere una rilevazione di tutti i tentativi di suicidio che arrivano nei Pronti Soccorso degli ospedali trentini. Da 2 anni a questa parte vi è infatti un operatore dedicato, che intercetta e monitora tutti coloro i quali hanno presentato un episodio di tentato suicidio e non sono in carico a servizi specialistici. Questo intervento, uno dei pochi che si registrano in Italia, è ritenuto in letteratura di grande efficacia per contenere il fenomeno di reiterazione del tentato suicidio da parte di chi lo ha già commesso.

D’intesa con il Servizio di epidemiologia sono allo studio altre forme di intervento che si collocheranno su questa stessa lunghezza d’onda, considerato che è una evidenza scientifica molto nota che chi commette un tentativo di suicidio ha fino a 10 volte maggiori probabilità di ripeterlo. Si rende quindi di particolare importanza accompagnare e monitorare questa fascia di popolazione.

Claudio Cia

L’articolo sul quotidiano “Corriere del Trentino” del 29 aprile 2016:

Suicidi, 191 casi in un quinquennio

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