Tagli alle guardie mediche: le evidenti contraddizioni della sanità trentina.

Una Provincia che non disdegna di trattare la sanità come un pallottoliere, cui togliere fondi senza pensare alle conseguenze sulla qualità dei servizi. Claudio Cia, consigliere provinciale di AGIRE, commenta duramente la notizia pubblicata oggi dai quotidiani locali in cui si da conto dei tagli del 30% per i medici di guardia, che passeranno dai 150 attuali a circa un centinaio, mentre i presidi saranno ridotti dagli attuali 33 a una ventina, con un risparmio annuale di circa 2,5 milioni di euro. “Abbiamo a che fare con una Provincia che non disdegna di investire milioni di fondi pubblici in strutture (vedi il Not, con i problemi legali conseguenti al bando annullato), o in nuove tecnologie fatte passare come fossero la panacea di tutti i mali, leggasi protonterapia. Si punta anche sui robot, con la speranza non troppo recondita che nel prossimo futuro siano sostituiti persini i chirurghi”.

Cia fa notare l’evidente contraddizione del modo di procedere della Giunta provinciale: “La labirintite della Giunta, sul punto, è lapalissiana: prima si introducono i ticket a pagamento sui codici Rao bianchi e verdi come deterrente. Poi, grazie anche all’intervento del sottoscritto e su sollecitazione di molte persone, si decide di esentare dal pagamento chi, dal 1° di agosto, verrà mandato al pronto soccorso dal medico di guardia o di base. E poi, con un triplo salto carpiato, si taglia il 30% delle guardie mediche, costringendo quindi il cittadino a rivolgersi direttamente al pronto socccorso e, perciò, senza esenzione. Una presa in giro”, commenta il consigliere di AGIRE.

La sanità, come la scuola – sottolinea Claudio Cia – è uno dei comparti fondamentali della pubblica amministrazione e dei servizi ai cittadini. Si tratta di un settore in cui l’ente pubblico non può pensare di fare cassa, di generare utili sulla pelle delle persone. “Altrimeni perdiamo il concetto di stato sociale, di welfare, tanto caro al cosiddetto centro sinistra autonomista, che sembra invece – da tempo – aver preso strade diverse. Non ci si può meravigliare se i cittadini ricorrono sempre più spesso a cure fuori dal Trentino, o che si rivolgano privatamente per un consulto medico o una visita a pagamento per cui, altrimenti, dovrebbero attendere mesi. Certo andando avanti così si risparmia di sicuro, perché alla fine più nessuno si fida, ma a che prezzo”.

Secondo il consigliere di AGIRE, c’è quindi da capire come questa Giunta provinciale vede la sanità trentina del futuro: si vuole puntare sulle macchine, sulle strutture, o sulle persone? “Se si pensa di andare in questa direzione si sbaglia di grosso – afferma Cia – la qualità del servizio è data ovviamente dalle infrastrutture e dalla tecnologia, ma soprattutto dal personale che può garantire presenza ed efficienza sul territorio. Se togliamo le guardie mediche non ci possiamo lamentare del pronto soccorso affollato, o magari si pensa di chiudere pure quelli? Chi governa questa sanità, ufficialmente l’assessore Luca Zeni, controfigura del presidente Rossi, è evidente, non ha capito che bisogna investire sulle persone”.

Cia, inoltre, non lesina una stoccata ai sindaci: “Vorrei ricordare a quelli che protestano e si stracciano le vesti sulla stampa, che avrebbero dovuto farlo prima in sede istituzionale, magari in Comunità di Valle o in Consiglio delle autonomie, dove invece tutte le proposte della Giunta provinciale sono state avvallate senza battere ciglio. E pensare che tra i primi cittadini che protestano, ci sono pure alcuni che vorrebbero proporsi come valida alternativa all’attuale governo”.

L’articolo sul quotitiano “l’Adige” del 3 agosto 2016:

Cia e Borga contro il taglio delle guardie mediche

Esito dell'iniziativa

 

Comunicato spedito ai media locali il 30 luglio 2016.

 

 

 

 

Vedi anche l’articolo Pronto soccorso: accessi costanti in Trentino

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