Tariffa rifiuti: per la Curia paghiamo noi

Estratto verbale dell’adunanza del 20 novembre 2012.

– o m i s s i s –

Ci troviamo oggi a parlare di un Regolamento i cui obiettivi sono stati ben espressi dall’Assessore e mi pare di aver colto due cose in particolar modo, sensibilizzare e responsabilizzare chi produce e chi smaltisce i rifiuti e coprire al 100% il costo del servizio.
È una delibera esaminata da tre Commissioni congiunte, quindi per quanto mi riguarda mi soffermerò solo su un articolo che mi ha colpito, quello in cui viene descritto quando il Comune si sostituisce al soggetto tenuto al pagamento della tariffa, l’articolo 13. Mi ha colpito in senso positivo il fatto che il Comune si sostituisce all’utenza nel pagamento parziale della tariffa nelle misure e con le modalità stabilite annualmente con il provvedimento di approvazione della stessa nei seguenti casi: dove ci sono soggetti residenti a Trento che per malattia o handicap producono una notevole quantità di tessili sanitari. Un attimo fa anche il collega faceva riferimento al discorso della produzione di pannoloni perché si fa riferimento a soggetti anziani. Certamente gli anziani non scelgono di indossare un pannolone come un lusso ma vi sono purtroppo indotti dalle necessità di malattia e legate all’età. Mi pare una cosa molto intelligente andare incontro a chi spesso si ritrova a vivere con una pensione abbastanza contenuta, se non addirittura da fame. Secondo me, bisognerebbe trovare una formula in base alla quale per questo tipo di rifiuto venisse tolto l’obbligo del pagamento della tariffa, anche perché sappiamo che queste persone spesso non fanno uso della tariffa che già pagano per le fognature, proprio perché utilizzano questo presidio di incontinenza, di conseguenza devono pagare due volte.
Un altro soggetto per cui il Comune interviene è il nucleo residente in possesso di un indicatore ella situazione economica equivalente (Isee). Anche in questo caso si va incontro a situazioni di povertà, anche se spesso questi indicatori sono tali che le persone, per poterli avere, dovrebbero vivere sotto un ponte e, quindi, non avrebbero neppure bisogno di ricorrere all’utilizzo della raccolta dei rifiuti. Vi sono poi le attività economiche che subiscono un rilevante danno economico: anche questo è un ottimo segnale di attenzione a quanti sono in difficoltà.
Il soggetto che mi ha colpito di più è senza dubbio l’utenza non domestica relativa ad enti e associazioni che abbiano per scopo l’assistenza e la beneficenza rivolta a categorie speciali bisognose. Penso che in questa categoria possiamo identificare la Bonomelli, la mensa dei frati Cappuccini, il Punto d’Incontro e altre realtà che si danno da fare per alleviare le povertà e, quindi, rispondere a dei bisogni urgenti. È sicuramente doveroso aiutare queste realtà perché alla fine sono loro che aiutano la città.
Questo articolo, però, si presta a mio avviso anche a degli abusi che credo in passato ci siano stati e ho l’impressione ci saranno anche in futuro, a delle furbizie per cui possiamo farvi rientrare quello che fa comodo, quello che è più conveniente. Il 13 marzo 2012 − sapevo che prima o dopo sarebbe arrivata una delibera di questo tipo − mi sono fatto mandare dal Comune di Trento, ho qui il documento a testimonianza, non è un documento prodotto autonomamente, le agevolazioni tariffarie che il Comune ha riconosciuto a particolari enti tra cui compaiono la Curia arcivescovile, il Seminario maggiore e il Seminario minore. Sono tre realtà di cui addirittura una non esiste nemmeno più, il Seminario minore, però dalle carte risulta essere agevolato dal beneficio. Sono delle realtà che hanno il loro grande ruolo della nostra città, nonché compiti importanti, ma credo che poco abbiano a che fare con il riferimento di cui alla lettera b) “Utenze non domestiche relative ad enti e associazioni che abbiano per scopo l’assistenza e la beneficenza”. Prendendo in esame il Seminario maggiore che fa anche attività culturale, se qualcuno vuole frequentare, i costi li deve pagare, quindi non ha niente a che fare con la beneficenza. Il Seminario minore non esiste più, quindi c’è veramente poco da dire. Alla Curia di Trento, non so se qualcuno l’ha mai frequentata, ma non mi pare di aver colto né una mensa, né un dormitorio, sono semplicemente uffici i quali per le attività che svolgono hanno delle entrate e delle uscite, hanno un’infinità di dipendenti, ecc.
Tutto regolare, ma l’anomalia è che a queste realtà viene riconosciuta un’agevolazione tariffaria per la raccolta dei rifiuti e questo lo considero un’ingiustizia, un abuso. Tanto più che l’Assessore ci ha detto che, ad esempio, non è stata prevista un’agevolazione tariffaria per le famiglie che hanno dei bambini perché, come dice l’Assessore, è vero che i bambini producono pannolini e quindi vanno ad aumentare il volume smaltito, però è anche vero che ci sono i pannolini riciclabili che si possono lavare. Evidentemente Lei non ha mai lavato pannolini riciclabili e non ha mai riempito il suo appartamento di pannolini da stendere. Comunque, anche il lavaggio comporta una spesa non da poco: acqua, detersivo, lavatrici, ecc., richiedono un esborso di energie sia fisiche sia economiche non indifferente. Credo, quindi, che prima di invitare una mamma a lavare i pannolini proviamo a lavarli noi e poi riflettiamo.
Non capisco perché alle famiglie con dei bambini che, quindi, producono notevoli quantità di immondizia non sia possibile riconoscere un’agevolazione tariffaria ma per la Curia di Trento sì.
Qui si dice che “il Comune si sostituisce all’utenza nel pagamento parziale della tariffa”, il che vuol dire che è il Comune che ha pagato per queste realtà: ha pagato € 41.780 in 10 anni, pur sempre soldi pubblici andati dove, secondo me, non c’era bisogno. Vorrei ricordare a quest’aula che sia la Curia sia il Seminario hanno circa 600 immobili, da documento fornitomi dal Comune, senza contare i terreni ad uso agricolo e quelli edificabili. Se questo è il soggetto che ha bisogno che il Comune intervenga e si sostituisca nel pagamento parziale della tariffa, mi domando come possiamo classificare una famiglia con dei bambini che riproducono pannolini. È vero che l’Assessore prima ha parlato di concordato, però il Regolamento parla di “enti ed associazioni che abbiano per scopo l’assistenza e la beneficenza rivolta a categorie sociali bisognose”. Il fatto che ci siano dei religiosi all’interno di una struttura non vuol dire che quella struttura sia dedita a quest’attività, dobbiamo riconoscere e dare il nome alle cose. Mi viene da dire che “piove sempre sul bagnato”. Grazie.

– o m i s s i s –

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