Al termine dell’emergenza parta una seria riflessione sugli errori nella programmazione sanitaria degli ultimi anni.

La situazione di emergenza venutasi a creare a causa del virus denominato “Covid-19” ha messo in luce i molteplici errori compiuti dalla programmazione sanitaria degli ultimi anni. Purtroppo, nonostante la nostra Autonomia, non si può dire che ci sia una vera differenza tra Roma e Trento: se a Roma in soli 10 anni si sono tagliati – sia da Governi di sinistra che di destra – 37 miliardi di euro alla sanità, anche in Trentino – pur nel nostro piccolo – nei soli anni tra il 2013 e il 2015 si sono tagliati 100 milioni di euro (cui nei prossimi anni potrebbero aggiungersene altri 120 milioni).

Questa operazione, che la si chiami “taglio”, “efficientamento”, “razionalizzazione”, “riorganizzazione”, se da un lato non è servita a contenere i veri sprechi, è riuscita invece ad impoverire un settore centrale per l’intera società: tra il 2011 e il 2015 abbiamo perso 342 posti letto negli ospedali trentini, abbiamo chiuso punti nascite, tolto guardie mediche ai territori, ci troviamo con Comuni senza il medico di medicina generale e con un numero di infermieri per paziente inferiore alla media europea (dati OCSE), cosa che ha costretto il personale sanitario a degli straordinari forzati ben prima dell’emergenza Covid-19.

Pare inoltre strano che in un territorio come il Trentino – in testa (assieme alla Provincia di Bolzano) alla classifica per la più alta spesa sanitaria pro-capite (2.206 euro a testa – dati Corte dei Conti 2019) – i cittadini debbano intervenire con delle campagne di raccolta fondi per sostenere gli ospedali di Trento e Rovereto nel fronteggiare l’emergenza.

L’attuale situazione ha evidenziato un’errata interpretazione del concetto stesso di Autonomia, che non significa per forza “fare meglio con meno” ma che piuttosto vuol dire “fare meglio, con le proprie risorse”. C’è un abisso tra le due cose: “fare meglio con meno” implica una visione cinica e dal fiato corto (quella che abbiamo vissuto negli ultimi anni), con tagli che non guardano in faccia nessuno e non tengono conto dei problemi odierni e futuri della propria gente; “fare meglio con le proprie risorse” significa optare per una gestione oculata delle proprie risorse con una fondamentale assunzione di responsabilità da parte di chi è chiamato ad amministrare (supportato anche dai tecnici) la cosa pubblica. Quest’ultima è la gestione “del buon padre di famiglia” che è perfettamente conscio del fatto che, sostenere oggi una spesa esorbitante (leggasi Protonterapia), senza avere un piano per il domani, porterà – nel momento del reale bisogno – ad una mancanza delle risorse necessarie per fare fronte alle emergenze.

Auspico quindi che, questa emergenza, porti ad una seria valutazione su quali siano effettivamente le priorità, visto che un ulteriore risparmio sulla medicina del territorio trentino comporterà una riduzione dei presidi di prevenzione, con il rischio di aumentare la spesa sanitaria, invece di ridurla.

Questa situazione dovrà portare inoltre ad una vera valorizzazione (non solo a parole) del personale sanitario che, per scelta e con grande dedizione, sta mettendo a repentaglio la propria salute nella speranza di riuscire a curare il maggior numero persone possibile. Auspico che, una volta terminata questa emergenza, si riesca a conferire un valore tangibile a questo impegno mediante una rivalutazione del contratto pubblico, ormai fermo da troppo tempo.

Claudio Cia

Assessore regionale e Consigliere provinciale

Esito dell'iniziativa

 

Comunicato inviato ai media locali il 12 marzo 2020.

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