Trasporti pubblici: la lotta ai “portoghesi” tra soluzioni praticabili e ordini di servizio fantasiosi

La necessità di contrastare il fenomeno del mancato acquisto di un valido titolo di circolazione sui mezzi di trasporto pubblici da parte di una percentuale assai elevata di utenti va evidenziata come inderogabile responsabilità, sul piano sia civile sia economico, posta in capo alle aziende che gestiscono i servizi in argomento. In numerose città italiane sono state avviate sperimentazioni che prevedono di dotare i mezzi di appositi tornelli a scatto, che si sbloccano solo a fronte dell’obliterazione del biglietto o del passaggio della tessera magnetica sull’apposito lettore.

Una sperimentazione di questo tipo è stata avviata anche a Trento, sulla linea urbana 17 (Piazza Dante – Via Bolzano – Lamar – Lavis). Gli autisti hanno riferito di aver osservato una drastica diminuzione di passeggeri non paganti. Evidentemente, passare da una sperimentazione all’adozione di tale sistema di controllo su tutti i mezzi di tutte le linee comporta un costo assai elevato. Naturalmente, sul piano della sostenibilità economico-finanziaria, tale costo andrebbe confrontato con l’incremento di entrate dato dalla riduzione dell’evasione tariffaria. Vi è, peraltro, un risvolto non secondario sul piano della promozione di una cultura civile nella quale vale il principio che è bene che tutti paghino, affinché ciascuno non debba pagare di più e chi non ha i mezzi per pagare possa essere sostenuto.

Un primo dato da recuperare riguarda il confronto, relativo alla linea 17, tra i dati raccolti durante la sperimentazione e i dati raccolti in assenza di sistemi di controllo. Il personale autorizzato può raccogliere tali dati dal sistema di registrazione dei passaggi, con obliterazione di biglietto o con lettura di tessera magnetica, in modo da rendere possibile tale confronto. Compiuta tale operazione, è possibile avanzare una serie di proiezioni relative all’impatto, in termini di costi e di benefici, di un’adozione sistematica dell’accesso controllato sui mezzi che circolano su tutte le linee urbane di Trento. Indubbiamente, anche la misura di prevedere un unico accesso in salita sull’autobus, anziché gli attuali due – anteriore e posteriore -, avrebbe un impatto significativo sulla prospettiva di utilizzare i tornelli, perché ne sarebbe sufficiente uno per mezzo. Senza un ostacolo fisico all’accesso, la sola previsione di un’unica salita, quella anteriore, al posto delle due attuali, risulta del tutto inefficace.

Con riferimento a quanto sin qui esposto, appare assolutamente sconcertante l’Ordine di Servizio n. 116 / 2015 / S.U.TRENTO, impartito dal Direttore di Esercizio ing. Mauro Masini agli autisti e al personale del Servizio Urbano di trasporto pubblico di Trento. Siamo di fronte a uno di quei casi, purtroppo non infrequenti nell’ambito dei servizi pubblici, in cui, a fronte di un problema reale, si propone una soluzione purchessia, sfidando l’evidenza e il buon senso con misure del tutto inefficaci.

L’ordine di servizio si intitola SPERIMENTAZIONE SALITA DALLA SOLA PORTA ANTERIORE CON FINALITÀ DI CONTRASTO ALL’EVASIONE TARIFFARIA e si applica a partire da lunedì 23 novembre 2015 sulla già citata linea 17 della rete urbana di Trento. La sperimentazione, limitata a determinate fasce orarie, sembra considerare implicito – poiché non ne viene fatta menzione – il fatto che l’accesso limitato alla porta anteriore produrrebbe di per sé un’azione di contrasto all’evasione tariffaria. Fra l’altro, viene assegnato all’autista il compito di valutare caso per caso, nelle fasce orarie oggetto della sperimentazione, se aprire anche la porta posteriore, il che andrebbe fatto “con più di una dozzina di utenti in fermata”. Peraltro l’ordine di servizio fa riferimento alla Deliberazione della Giunta provinciale n. 567 del 7 aprile 2015, la quale presenta il medesimo vizio di fondo, non fornendo ragioni per le quali la salita sui mezzi limitata alla porta anteriore svolgerebbe una funzione di contrasto all’evasione tariffaria. Essendo del tutto evidente, come peraltro stabilito dalla citata deliberazione, che non si può affidare all’autista una funzione di controllo sul possesso di idoneo titolo di viaggio da parte dei singoli utenti, non si comprende davvero quali effetti “magici” potrebbe produrre la sola apertura della porta anteriore.

Se si intende aggredire seriamente il problema dell’evasione tariffaria, bisogna adottare misure e strumenti, quali i tornelli, che ostacolano fisicamente l’accesso al mezzo di trasporto di chi non possiede idoneo titolo di viaggio.

Premesso quanto sopra, si interroga il Presidente della Giunta provinciale per sapere:

  1. quali siano stati i costi sostenuti per la sperimentazione dell’accesso regolato da tornelli agli autobus in servizio sulla linea 17 della rete urbana di Trento;
  2. quali siano i dati raccolti nell’ambito della suddetta sperimentazione;
  3. quali comparazioni siano state effettuate circa il numero di accessi regolari registrati sulla sopra citata linea 17 in presenza e in assenza di tornelli e come tali comparazioni si definiscano in termini di incassi derivanti dallo svolgimento del servizio;
  4. per quali motivi la Giunta provinciale ritenga che la salita dalla sola porta anteriore sui mezzi in servizio della rete urbana di Trento, costituisca un’azione di contrasto all’evasione tariffaria;
  5. se la Giunta provinciale non ritenga di trasmettere alla Società – controllata dalla Provincia con una quota del 96,04% – Trentino Trasporti Esercizio S.p.a. indicazioni finalizzate alla revoca, o alla riformulazione, dell’Ordine di Servizio n. 116 / 2015 / S.U.TRENTO;
  6. quali siano le misure, gli strumenti e le direttive che la Giunta provinciale ritiene di individuare per contrastare efficacemente ed efficientemente il fenomeno dell’evasione tariffaria.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

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