Trentino: la Svizzera del giornalismo?

Recentemente la stampa ha divulgato alcune cifre riguardanti l’Ufficio Stampa della Provincia, leggendo le quali viene spontaneo porsi alcune domande.

Senza contare la Segreteria, l’Ufficio Stampa ha in carico 9 giornalisti (almeno gli ultimi due, assunti in deroga al blocco del turn over e senza concorso). Senza voler fare i conti in tasca ad alcuno, leggo sulla stampa che il capo Ufficio Stampa della giunta provinciale riceve 160.000 euro all’anno. Poi ci sono 3 capo redattore a 100.000 euro e due giornalisti capo servizio a 50.000 euro, ed è presumibile che anche gli altri tre viaggino su cifre analoghe. Retribuzioni che, al di fuori di questa “Svizzera” dell’editoria trentina, sono oltremodo sopra l’aspettativa di chiunque altro svolga la professione di giornalista per un Editore operante in Trentino. Se poi scendiamo nei più popolati “gironi” dei collaboratori, arriviamo a compensi che non coprono neppure le spese vive che l’esercizio di un buon giornalismo richiede.

Giornalisti tenuti per Statuto a fare informazione, senza mai scadere nella propaganda e nell’autoreferenzialità a difesa del Capo (politico) che li foraggia. Giornalisti che non hanno la cronaca nera da fare, la giudiziaria da cercare, la tipografia a chiudere al grido imperioso «presto che è tardi!» che, ovviamente, non risuona più da tempo dentro le redazioni dei quotidiani. Cifre alla mano, prendono più quattrini degli equipaggi degli elicotteri che di giorno, di notte, se piove o tira vento, decollano per cercare di salvarci la vita. Non parliamo dei “volontari”, ma prendono più soldi anche dei professionisti della Protezione Civile che sgobbano e rischiano nelle trincee del terremoto, mangiando polvere, e portando alto il nome del Trentino.

Allora, mi chiedo come tutto questo si possa sostenere oggi? Ma soprattutto quale ne sia la finalità? In Italia (e forse anche in Trentino) “giornalista” non è un titolo usurpabile a piacere, ma è in senso pieno una professione, tanto che chiamarsi giornalista senza esserlo è un reato penale (legge 3 febbraio 1963, n. 69, art. 45).

Nell’Ufficio Stampa della Provincia vi sono solo giornalisti, ovviamente, ma proprio per questa odiosa ombra gettata sulla loro “libertà” professionale da stipendi così alti, e così diversi dalla norma, l’assunzione senza concorso, la deroga permanente al turnover, la riconferma (praticamente sempre) di contratti biennali (con la spada di Damocle di restare soggetti alla “linea editoriale” imposta), ne mortifica la professione a discapito di tutti. Ma vogliamo parlare della trasparenza, l’informazione e la comunicazione provinciale?

Questo sistema, lautamente foraggiato, ha trasformato chi, per principio, dovrebbe essere il cane da guardia del potere, in cagnolini da compagnia per scaldare le ginocchia a quelli che si riempiono la bocca di parole suadenti, buone per un popolo bue. «E io pago!».

Premesso quanto sopra, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

  1. quanti sono gli Uffici stampa riconducibili alla Provincia o alle strutture ad essa collegata, quanti sono i giornalisti e collaboratori che vi lavorano;
  2. quanto sono costati negli ultimi 5 anni i rispettivi uffici stampa e a quanto ammonta il costo sostenuto per  i rispettivi capoufficio;
  3. se negli ultimi anni si è ricorso a collaboratori esterni e in tal caso qual è il costo sostenuto per la loro opera;
  4. cosa impedisce di istituire un unico Ufficio stampa.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

 

L’articolo sul quotidiano “l’Adige” del 24 novembre 2017:

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione a risposta scritta presentata il 29 novembre 2016. L’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 3823/XV

 

Risposta ricevuta il 22 novembre 2017: risposta interrogazione 3823 – Uffici stampa Provincia

 

 

 

L’articolo su “La Voce del Trentino”: Trentino, la Svizzera del giornalismo?

 

 

 

 

Gli stipendi pubblicati:

 

 

 

 

Le retribuzioni dei dirigenti:

 

 

 

 

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