Trento, visita alle baraccopoli della città

Viviamo in una città sempre più in ostaggio e in balia dell’immobilismo di un’Amministrazione che, prolissa di parole giustificatrici della sua inerzia, non sa arginare il fenomeno dell’accattonaggio, lo giustifica dichiarando che i mendicanti (prevalentemente di origine straniera) raccolgono qualche spicciolo per poi tornare al loro paese e rifarsi una vita, lo minimizza dichiarando che qui da noi il fenomeno è molto marginale rispetto a quanto accade in altre città e così facendo incentiva e tollera l’insorgere di sacche di degrado e povertà che rivelano il cinismo di una politica buonista che, ossequiosa a irrazionali principi di accoglienza, ha rinunciato al buon senso e ad affrontare con determinazione la realtà.

È così che nascono gli agglomerati di disperati che, nascosti nel verde, non si rivelano alla città, ma da tempo sono ormai una costante sul nostro territorio e di tanto in tanto qualcuno di questi affiora, come la baraccopoli che venerdì 9 agosto ho visitato a Trento nord e di cui allego la documentazione. Una realtà che fa rabbrividire per lo squallore che avvolge le persone che la vivono. Sporcizia e odori nauseabondi sono la cornice di un mondo, neppure immaginato, dove gli elementari principi igienico sanitari di prevenzione sono un miraggio, mentre è reale il rischio che malattie un tempo debellate riappaiano nel nostro territorio, come TBC, tifo, colera e altro ancora.

Ogni volta che vengono alla luce questi fatti per qualche giorno si attivano e vanno in fibrillazione Sindaco, Assessori,  Assistenti Sociali, Questore, Polizia Locale, ecc… che non mancano mai di rassicurare, fare promesse e richiamare i cittadini a comportamenti che non favoriscano l’accattonaggio, ma poi tutto torna nel dimenticatoio e questa commedia si ripete ogni qualvolta una di queste bidonville viene alla luce. Questo era accaduto anche dopo la scoperta del baraccamento di Trento sud (11 maggio 2013), realtà già presente nel 2011, per il quale era stato garantito lo sgombero e il recupero del territorio: cosa che non è mai avvenuta, tutto è rimasto come prima.

Appare dunque evidente che non c’è la volontà per porre fine a questo fenomeno.

La sensazione è che la politica, con questo suo agire, ci stia preparando e abituando a considerare come naturali, fisiologiche e ineluttabili per la nostra città, queste immagini di degradazione e abbrutimento dell’essere umano.  Ormai i cittadini di Trento sono consapevoli che dietro ad ogni cespuglio di questa città potrebbe nascondersi una baracca di mendicanti e ormai stufi di chiedere soluzioni che non arrivano, sfiduciati,  si girano dall’altra sperando che qualcosa un giorno cambi.

Premesso quanto sopra si interroga il Signor Sindaco per sapere:

  • se non ritenga doveroso e rispettoso verso tutti impedire il sorgere di queste sacche di degrado che espongono a problemi igienico sanitari e di sicurezza l’intera città;
  • se non ritenga essere più rispettoso della dignità umana porre i presupposti per una politica priva di ambiguità che induca queste persone a rientrare nel proprio paese d’origine o a cercare di ricostruire una vita dignitosa laddove è possibile.
  • se sono state censite le baraccopoli presenti sul nostro territorio e quanti sono coloro che le abitano;
  • se può indicare quanti sono gli accattoni che mendicano nella nostra città e cosa di concreto questa amministrazione  sta facendo per porre fine al fenomeno;
  • se c’è una giustificazione al fatto che il baraccamento di Trento sud, reso noto dalla cronaca nel maggio scorso, sia tuttora una realtà e il territorio in questione non sia stato ancora bonificato come promesso nei proclami seguiti alla sua scoperta.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.