Tumore al seno in soggetti con familiarità: sensibilizzare donne e medici di medicina generale

Considerato che, secondo i dati pubblicati dalla LILT, in Italia e nel mondo il tumore al seno è la neoplasia più frequente fra le donne colpendo 1 donna su 8. Occorre sottolineare come questa sia una forma di tumore che può essere scoperta precocemente, grazie alla mammografia, e quindi più guaribile. Secondo le ultime stime nel nostro Paese vengono diagnosticati più di 53.000 casi all’anno, un numero in crescita. Ci si ammala di più ma si guarisce anche di più, il tasso di mortalità è infatti in calo (-0,8% per anno), con una sopravvivenza media dopo 5 anni dalla diagnosi dell’87%.

In Italia vivono 800.000 donne che hanno avuto una diagnosi di carcinoma mammario, rappresentano il 44% di tutte le donne che convivono con una pregressa diagnosi di tumore e il 24% di tutti i casi prevalenti (uomini e donne).

Constatato che, la Sanità trentina ha messo in campo un programma di screening mammografico molto importante con degli ottimi risultati che, come dichiarato dalla responsabile dell’Unità semplice di Screening mammografico, grazie a 28 mila mammografie effettuate ogni anno su donne fra i 50 e 70 anni, riesce a intercettare precocemente circa 200 piccoli tumori ancora asintomatici sui circa 500 totali che vengono diagnosticati. Lo screening mammografico è offerto a tutte le donne residenti in Provincia di Trento di età compresa tra i 50 ed i 69 anni con cadenza biennale. Le donne di età compresa fra i 45 e i 49 anni possono chiedere di fare una mammografia gratuitamente ogni due anni rivolgendosi al proprio medico di fiducia.

Dato che, la causa originaria della malattia non è ancora certa, sono stati tuttavia individuati alcuni fattori di rischio che possono influire sullo sviluppo del tumore. Sono distinti in “modificabili”, sui quali è possibile agire per ridurre la possibilità di ammalarsi (prediligere uno stile di vita sano e una dieta controllata), e altri fattori classificati “non modificabili”. Uno di questi è riconducibile alla cosiddetta “familiarità”, per il quale si ipotizza un aumento del rischio quando in famiglia ci sono casi di tumore della mammella in parenti prossimi come madre, sorella, nonna o zia (sia da parte materna sia da parte paterna). Studi epidemiologici di prevalenza hanno rilevato che circa 5-10% delle donne operate ha una sorella o la madre con neoplasia mammaria e circa il doppio di queste ha un familiare di primo o secondo grado con neoplasia mammaria. Il rischio conferito dalla familiarità è stato valutato in molteplici studi epidemiologici con evidenza di risultati in generale coerenti. In una analisi di 38 studi, il rischio relativo di sviluppare un carcinoma mammario conferito dalla presenza di un familiare di primo grado era di 2,1 e tale rischio aumentava con il numero di parenti affetti e con il diminuire dell’età alla diagnosi.

Valutato inoltre che, al giorno d’oggi è possibile eseguire una serie di esami che permettono alle donne di approfondire la propria predisposizione eredo-familiare al tumore al seno, con l’opportunità – nel caso si riscontri un rischio superiore alla generalità della popolazione – di una presa in carico con accesso gratuito agli esami raccomandati e ai possibili trattamenti. L’introduzione della valutazione del rischio personale di tumore eredo-familiare del seno consentirebbe di offrire a tutte le donne l’accesso ad una più allargata pratica di prevenzione. E’ da sottolineare come l’approccio progressivo garantisca il più efficace aiuto di tipo clinico e psicologico per affrontare e minimizzare i rischi di una malattia così importante.

Tutto ciò premesso il Consiglio della Provincia autonoma di Trento impegna la Giunta provinciale:

a sensibilizzare la popolazione femminile a rischio e a potenziare le campagna informative in collaborazione con l’azienda sanitaria provinciale al fine di sensibilizzare i medici di medicina generale sull’incidenza e i rischi del tumore alla mammella nelle donne con familiarità e storie cliniche a rischio.

Cons. Claudio Cia

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