Università di Trento: priorità alla tutela dei lavoratori, non a consuete posizioni privilegiate.

Da alcuni mesi lo scrivente Consigliere ha approfondito la posizione di una società rivana, coop Mimosa ed intende proseguire con tutte le azioni e gli interventi che il caso richiede in ragione della sua rilevanza. Da molteplici segnalazioni ricevute infatti, parrebbe che questa cooperativa sia oggetto di un’espansione inarrestabile ed esponenziale che tuttavia, egualmente parrebbe, sia legata a commesse pubbliche e para pubbliche. Alla stessa coop Mimosa parrebbe inoltre riconducibile un “network” di altre coop e/o società che sommano altri incarichi e commesse per ulteriori importi esorbitanti.

Commesse pubbliche verrebbero assegnate da decenni (probabilmente da sempre, ma questo mistero sarà risolto con la risposta alle molteplici interrogazioni da me presentate), oltre ad importanti costanti incarichi derivanti dal Centro Riva Fiere e Congressi, altro ente pubblico, dove il “deux ex machina” ed ex presidente di Mimosa, ricopre da molto tempo congiuntamente ruolo direttivo e presidenza. Sorge spontaneo chiedersi come siano rispettate nella sostanza e non nella forma, le procedure di trasparenza, libera concorrenza, rotazione sul mercato, di fronte a situazioni in cui il medesimo fornitore appare aggiudicatario costante di appalti e commesse per complessivi decine e decine di milioni di euro.

Tra le tante commesse pubbliche dall’ambito sanitario/sociale, a quello scolastico, oltre ovviamene al “nuovo businnes” della gestione dei migranti, emerge l’appalto di gestione di portierato per l’Università di Trento. Tale appalto è indubbiamente uno dei maggiori esistenti in Trentino per importi in essere e personale utilizzato, parrebbe trattarsi infatti di quasi un centinaio di addetti. Anche se pare difficile crederlo, ma è così come al pari di molteplici altre commesse pubbliche affidate a Mimosa, dai primi anni 90 (quindi per decenni) è da sempre stato assegnato a CLA, Consorzio Lavoro Ambiente, cioè da quando l’Università di Trento ha ritenuto di esternalizzare tale servizio. Consorzio Lavoro Ambiente ha quindi subappaltato nella gestione la commessa alla sua “potente”, ovviamente si intende in termini di struttura e potenzialità di gestione, cooperativa di riferimento Mimosa.

In questi giorni prendiamo atto di posizioni molto poco trasparenti relative alla gestione di appalti da parte dell’Università con apertura di indagini e procedimenti giudiziari. Doveroso pertanto in tale contesto da parte mia, sollevare tale ulteriore “filone” Mimosa collegato strettamente con la gestione degli appalti dell’Università di Trento. Allo scrivente sono pervenute molte segnalazioni che evidentemente, o meglio auspico, non siano fondate, vista la loro gravità. Per tale ragione tutto quanto qui affermo assume il valore dell’ipotesi e ricorro allo strumento dell’interrogazione, per ricevere riposte oggettive, circostanziate, basate su dati realistici e documentati.

Indubbiamente è bene comunque rilevare il malcontento generalizzato che serpeggia per il ruolo assolutamente dominante e per certi versi, “di monopolio”, assunto dalla coop Mimosa. Parrebbe infatti che tale appalto fosse giunto a scadenza già da molto tempo, ma che sia stato continuamente prorogato e che pertanto in tal modo Mimosa ne mantenga ancora oggi la gestione.

Soprattutto parrebbe che nel corso della gestione dell’appalto negli anni precedenti con CLA si siano verificate molte inadempienze e fatti gravi, senza che l’ente appaltante abbia preso provvedimenti; sorge spontaneo chiedersi se non si fosse trattato di tali giganti dell’economia trentina, come invece sarebbero andate le cose. Pare inoltre che Mimosa fosse a conoscenza di irregolarità operative nella gestione dell’appalto, come la stessa Università, senza che egualmente nulla sia stato fatto. Come ripeto tali fatti sono di per sé gravi, ma diventano inaccettabili quando ci si trova di fronte ad un affidamento costante e “a senso unico” per decenni ad un solo fornitore.

Parrebbe soprattutto che il Dirigente d’Area responsabile dell’Università di Trento, tale dottor Rinaldo Maffei, noto per il suo impegno politico e da tempo sindaco del comune di Nomi, ora coinvolto in quello che la stampa ha definito in questi giorni lo “tsunami giudiziario” dell’Università, abbia avuto un ruolo importante nella stesura degli appalti precedenti; tale dirigente, che ora non sarebbe più in carica presso l’Università degli Studi (probabilmente per pensionamento?) pare abbia profuso molto impegno nella difesa costante della posizione CLA e Mimosa. Parrebbe che, ovviamente per pure coincidenze, lo tengo a precisare, CLA e quindi Mimosa ne abbia contestualmente assunto come addetto al portierato il nipote e sempre apprezzato il suo operato, anche in presenza di evidenti criticità.

Parrebbe inoltre che, elemento che tuttavia non ritengo fondato, si era proceduto ad un nuovo appalto che non sarebbe stato vinto da Mimosa e CLA e quindi assegnato a nuovi soggetti gestori; tale appalto sarebbe stato tuttavia annullato e si sarebbe proceduto ad indire un nuovo bando, ricercando cavilli di tutti i tipi, incluso il ricorso all’autonomia di cui gode la nostra Provincia, per evidentemente cercare di eludere alcune disposizioni normative indirizzanti a criteri di economicità, apertura al massimo numero di partecipanti, ecc…

Tutto ciò sarebbe stato moralmente e politicamente motivato, con interventi mediatici e quindi politici dell’Assessore Ferrari, con la necessità di tutelare i diritti dei dipendenti della società Mimosa che avrebbero potuto non essere assunti dal nuovo vincitore della gara d’appalto e vedersi riconoscere un trattamento economico inferiore.

Lo scrivente consigliere ritiene che priorità assoluta debba assumere la tutela e la difesa dei lavoratori, dei loro diritti, delle loro posizioni e che in particolare l’amministrazione provinciale in genere debba impegnarsi perché negli appalti si possano e debbano premiare oltre che difendere le imprese trentine; ma tutto questo può avvenire e potrà per il futuro meglio ancora essere perfezionato, senza trasformarsi in pretesto perché commesse di tali dimensioni, corrano il rischio di essere “diritto naturale d’assegnazione”, traducendosi nell’anomalo fenomeno per cui ci si trova di fronte ad una assegnazione unica, costante ed unilaterale per trent’anni al medesimo fornitore.

Lo scrivente consigliere si metterà in prima fila sempre, spendendo il proprio impegno ed energie per difendere la precarietà e le condizioni dei lavoratori, messe in discussione ricorrentemente dai rinnovi degli appalti. Questa e sola deve essere la priorità, tra l’altro di non difficile applicazione nella stesura di un bando, ma senza strumentalizzazioni pretestuose per garantire posizioni privilegiate ad imprese.

Premesso quanto sopra, si interroga l’Assessore competente per sapere:

  1. Corrisponde al vero che sono in corso indagini giudiziarie presso l’Università degli studi di Trento per l’assegnazione e gestione di appalti e che risulti coinvolto il signor dottor Rinaldo Maffei?
  2. Corrisponde al vero che il signor dottor Rinaldo Maffei non più lavori presso l’Università degli Studi di Trento e se la ragione di questa cessazione sia il pensionamento; si chiede di conoscere precisamente la carica ed il ruolo ricoperto da tale dirigente all’intero dell’Università di Trento e la data di cessazione;
  3. corrisponde al vero che nell’appalto di gestione del portierato il dirigente Maffei abbia avuto ruoli per ambiti di competenza e precisamente che ruoli;
  4. corrisponde al vero che ruolo minore di supervisione da parte dell’ente, sia stato ricoperto dal dottor Rudy Aste e se costui lo mantenga tuttora;
  5. corrisponde al vero che l’appalto di gestione del portierato dell’Università degli Studi di Trento, sia stato introdotto dall’ente nei primi anni 90 e che da allora sia stato costantemente ed ininterrottamente sempre assegnato al CTA (Consorzio Territorio Ambiente poi mutato nella denominazione in CLA, Consorzio Lavoro Ambiente); si richiede di conoscere l’anno esatto in cui è iniziato il servizio;
  6. corrisponde al vero che l’appalto è gestito in accordo con CLA, dalla coop Mimosa; si richiede di conoscere l’importo di riferimento della commessa, per ciascun anno negli ultimi cinque anni ed il numero di soggetti impiegati per ciascun anno;
  7. corrisponde al vero che attualmente l’appalto CLA–Mimosa è assegnato sulla base di proroghe ripetute in quanto scaduto; si richiede di conoscere precisamente quando l’appalto è scaduto e le ragioni di tali proroghe nonché il numero di queste ultime ad oggi formalizzate;
  8. corrisponde al vero che è stato indetto un primo bando che è stato annullato; si richiede di sapere quando è stato indetto e quindi annullato, se fosse risultato un aggiudicatario, il relativo nominativo e le ragioni dell’annullamento; se corrisponde al vero che a tale bando per ragioni formali non avesse potuto partecipare CLA e/o Mimosa;
  9. corrisponde al vero che sono sorte lamentele e preoccupazioni da parte degli addetti al portierato assunti da Mimosa in quanto gli stessi non avrebbero visto rinnovare in caso di diverso aggiudicatario il loro contratto e le loro condizioni economiche; per tali ragioni vi è stata attivazione di sensibilizzazione con articoli stampa ed intervento dell’assessore Ferrari?
  10. Corrisponde al vero che è stato indetto e parrebbe sia ora in corso, un nuovo bando di portierato a cui avrebbe partecipato Mimosa e/o CLA; come in tale bando l’amministrazione abbia ritenuto di tutelare sostanzialmente i lavoratori di Mimosa e/o CLA, quando erano i termini di scadenza di tale bando e quando sarà comunicato l’esito di aggiudicazione definitivo;
  11. se non ritenga la Giunta Provinciale importante che siano tutelati a vantaggio della p.a. i principi di trasparenza, libero mercato, economicità, concorrenzialità nella gestione e assegnazione di commesse importanti come quella in oggetto che coinvolge quasi un centinaio di addetti e che prevede importi per milioni di euro;
  12. se ritenga la Giunta Provinciale ordinario, credibile e possibile che per quasi trent’anni possa essere risultato aggiudicatario sempre lo stesso fornitore;
  13. se ritenga la Giunta Provinciale che in caso di ispezione e verifica delle Autorità tra cui il Garante della Concorrenza e del Mercato, una posizione come quella di cui al punto 12 possa esser vagliata senza conseguenze a carico dell’amministrazione provinciale;
  14. se ritenga la Giunta Provinciale giustificabile che la coop Mimosa si trovi beneficiaria di appalti pubblici, costituenti di fatto la maggioranza del suo fatturato, che le sono rinnovati costantemente da decenni e decenni a senso unico.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

Cons. Claudio Cia

L’articolo sul quotidiano “Trentino” del 4 luglio 2018:

Esito dell'iniziativa

 

Interrogazione a risposta scritta presentata il 2 luglio 2018, in attesa di risposta. Segui l’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione n. 6123/XV

 

 

 

 

L’articolo sul “Trentino” online: Attività della Coop Mimosa, pronte cinque interrogazioni

 

 

 

 

 

In allegato anche un estratto dal bilancio sociale di Mimosa… come si evince, il fatturato è passato da 4 milioni del 2005 a 8 milioni di euro nel 2016, il tutto in tempo di massima crisi economica, dove tutti diminuivano i fatturati e calavano, e gran parte soldi pubblici:

 

 

 

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