Trento, vandalismi al Campel, Cia (AGIRE): “L’unico rimedio è la ristrutturazione e riapertura del rifugio a presidio del territorio e a servizio della comunità”.

Nelle scorse settimane il quotidiano “l’Adige” ha ampiamente documentato i frequenti atti di vandalismo da parte di ignoti nell’area del Rifugio Campel di Villamontagna. Da ultimo, pare che i focolari presenti sulla piana del rifugio siano stati distrutti e che, purtroppo, non saranno sostituiti.

La storia del rifugio, costruito nei primi anni ’70 dal Gruppo Alpini di Villamontagna su un terreno ad uso civico (e quindi di proprietà della Comunità di Villamontagna), e le sue enormi potenzialità (vanificate negli ultimi 7 anni, in attesa di una ristrutturazione sollecitata da più parti: dal Gruppo Alpini, dalla locale ASUC e dal sottoscritto con un ordine del giorno dello scorso anno in assestamento di bilancio) sono note a tutti.

Molte sono le proposte emerse per dare una risposta ai problemi di vandalismo nella zona: dal posizionamento di telecamere, alla chiusura al traffico di una strada di demanio pubblico. È tuttavia evidente a tutti – tranne forse alla maggioranza di centrosinistra che ancora “governa” la città (e che negli anni si è dimostrata refrattaria e negligente nei confronti delle esigenze di chi ha a cuore i beni ad uso civico) – che l’unico intervento in grado di garantire un controllo ed un presidio per tutto l’anno contro vandalismi e spiacevoli avvenimenti è la ristrutturazione – seguita naturalmente dalla riapertura – del Rifugio Campel: ciò consentirebbe non solo alla Comunità di Villamontagna di riappropriarsi di un luogo simbolo della zona (che negli anni, con i ricavi dall’affitto dello stesso, peraltro esigui, ha permesso la ristrutturazione della casa parrocchiale e della scuola materna) ma anche alla comunità trentina – e non solo – di poter tornare a godere di una cucina semplice, tipica e genuina in grado di tenere lontani vandali e malintenzionati.

Claudio Cia
Segretario politico di AGIRE per il Trentino

 

L’articolo su “l’Adige” del 30 giugno 2020:

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