Premesso che il dibattito nazionale sulla riforma della medicina generale sta suscitando preoccupazioni tra i medici di famiglia, soprattutto per il rischio che l’integrazione nelle Case della Comunità possa tradursi in un modello più rigido, burocratico e meno centrato sul rapporto fiduciario con il paziente.
In occasione del Festival dell’Economia di Trento, il Ministro della Salute ha ribadito la necessità di rendere pienamente operative le Case della Comunità attraverso personale, telemedicina, équipe multidisciplinari e integrazione con i medici di medicina generale, anche prevedendo che questi ultimi svolgano parte della loro attività all’interno di tali strutture.
La Provincia sta attuando il proprio modello di Case della Comunità e, con la recente inaugurazione della Casa della Comunità di Trento nord, è stato precisato che i medici organizzati in AFT alterneranno l’attività tra tali strutture e gli ambulatori di prossimità, secondo progettualità ancora in via di definizione.
Tutto ciò premesso si interroga la Giunta provinciale per sapere
quali valutazioni siano state svolte, anche alla luce delle preoccupazioni espresse dai medici di medicina generale, per garantire che la riorganizzazione della medicina generale non comprometta rapporto fiduciario medico-paziente, continuità assistenziale, ambulatori di prossimità e capillarità della medicina di famiglia nelle valli e nei territori meno centrali.
Cons. Claudio Cia
La risposta dell’Assessore alla Salute, Mario Tonina:
Il modello delle Case della Comunità che si sta sviluppando sul territorio provinciale tiene conto delle peculiarità del nostro territorio e quindi la necessità di garantire servizi sanitari accessibili anche nelle aree più periferiche. È un rischio comunemente percepito quello che vengano concentrati nelle Case della Comunità la maggior parte dei servizi sanitari e sociali, impoverendo i territori più periferici e riducendo, quindi, la prossimità dei servizi.
Per ridurre tale rischio, all’interno del territorio di riferimento delle Case della Comunità sono condivisi con le Comunità di Valle e i Comuni interessati l’identificazione di “Punti Sanitari Territoriali (PST)”, ovvero strutture in cui sono compresenti diverse realtà sanitarie (es. ambulatori di MMG, di PLS, infermieristici, continuità assistenziale, attività consultoriali…) e che diventano punto di riferimento di facile individuazione per i cittadini di un’area all’interno del territorio della Casa della Comunità.
Laddove sia presente anche il Servizio Sociale con sue proprie funzioni, i Punti sanitari territoriali diventano “Punti SocioSanitari Territoriali (PSST)”. Entrambi sono funzionalmente collegati ad una o più Case della Comunità per fruire dei servizi diagnostici e specialistici lì presenti e sono parte integrante della rete di servizi territoriali di cui la Casa della Comunità è cardine.
Il nuovo modello organizzativo non è quindi concepito come alternativo o sostitutivo della figura del Medico di Medicina Generale ma come uno strumento di integrazione e supporto all’assistenza territoriale. Gli ambulatori dei Medici di Medicina Generale non saranno concentrati nelle Case della Comunità, ma si manterrà una prossimità funzionale ai bisogni del cittadino. Particolare attenzione è riservata ai territori più periferici, dove la presenza capillare della medicina di famiglia rappresenta un presidio indispensabile.
L’impegno è dunque quello di realizzare una sanità territoriale più integrata ed efficiente senza compromettere il ruolo centrale del Medico di Medicina Generale e la relazione di fiducia con i pazienti nonché la presenza diffusa dei servizi sanitari sul territorio. La Provincia monitorerà gli effetti del nuovo modello organizzativo, verificandone l’impatto sull’accessibilità dei servizi e sulla soddisfazione dei cittadini, apportando gli eventuali correttivi che si rendessero necessari.
Considerazioni sulla risposta:
La risposta fornita dalla Giunta affronta il cuore dell’interrogazione e chiarisce alcuni elementi importanti.
Il primo dato positivo è il riconoscimento esplicito del rischio che le Case della Comunità possano essere percepite come luoghi di concentrazione dei servizi, con possibile impoverimento dei territori periferici. Questo riconoscimento è rilevante perché conferma che il tema posto non è astratto, ma riguarda concretamente l’equilibrio tra innovazione organizzativa e prossimità delle cure.
Il secondo elemento significativo è la conferma che il modello trentino non intende sostituire gli ambulatori dei medici di medicina generale con le Case della Comunità. La Giunta ha precisato che gli ambulatori non saranno concentrati in tali strutture e che dovrà essere mantenuta una prossimità funzionale ai bisogni del cittadino. Particolarmente importante è anche il riferimento ai Punti Sanitari Territoriali e ai Punti SocioSanitari Territoriali. Se correttamente sviluppati, questi presidi possono rappresentare lo strumento attraverso cui collegare le Case della Comunità alla rete diffusa dei servizi già presenti nei territori, evitando che il nuovo modello produca centralizzazione.
Resta naturalmente decisiva la fase attuativa. La qualità del modello non dipenderà solo dalla definizione organizzativa, ma dalla presenza effettiva di medici, infermieri, personale sanitario e sociale, dalla chiarezza dei percorsi per i cittadini e dalla capacità di mantenere servizi realmente accessibili anche nelle valli e nelle aree meno centrali.
La risposta va quindi nella direzione auspicata: Case della Comunità come integrazione e supporto, non come sostituzione della medicina di famiglia. Sarà però necessario monitorare nel tempo l’attuazione concreta, verificando che gli impegni dichiarati si traducano in ambulatori di prossimità mantenuti, servizi diffusi, riduzione della burocrazia e tutela del rapporto fiduciario tra medico e paziente.
La linea di fondo resta chiara: innovare la sanità territoriale è necessario, ma in Trentino questo deve avvenire valorizzando la rete esistente, non impoverendola. Il medico di famiglia, soprattutto nei territori periferici e montani, resta un presidio indispensabile di cura, fiducia e continuità assistenziale.
Cons. Claudio Cia
Interrogazione depositata in data 28 maggio 2026. Segui l’iter sul sito del Consiglio provinciale: interrogazione a risposta orale immediata n. 1786
L’intervento di FIMMG Trentino: Case di comunità e medicina di prossimità, interrogazione Consigliere Cia. FIMMG Trentino: apprezziamo le parole dell’assessore Tonina. Dal Trentino un messaggio importante.




